Risposta all’articolo di Bressanini “Tra esoterismo e agricoltura”
A proposito dell’articolo di Bressanini “Tra esoterismo e agricoltura” apparso su «Le Scienze» di gennaio 2010.
Mi permetto di commentare alcuni passaggi dell’articolo che qui riporto in corsivo.
“….la biodinamica è un’agricoltura biologica con l’aggiunta di alcune pratiche tra cui l’uso di alcuni “preparati” da usare nel concime o sulle piante spesso in dosi omeopatiche”.
- Ritengo che, al posto di “nel concime” sarebbe stato più corretto precisare la natura del concime dicendo “nel letame da compostare”.
-Inoltre andava detto, per la correttezza dell’informazione, che un “preparato” viene impiegato anche per trattare il terreno.
- L’espressione “in dosi omeopatiche” non è corretta perché le quantità dei preparati che si impiegano nell’agricoltura biodinamica sono ponderali. Ad esempio, il preparato che si utilizza in minore quantità, cioè il 501 (si tratta di una preparazione a base di silice polverizzata che si spruzza alle piante), viene disciolto alla dose di 3-grammi per 50 litri di acqua, cioè 60 mg/l*, e spruzzato su un ettaro di coltura (ogni metro quadrato di coltura riceve quindi 0,3 mg di silice). Si tratta di una concentrazione normalmente usata nelle sperimentazioni di fisiologia vegetale per trattare le piante con silice o con altri micronutrienti (vedi Marschner H. Mineral Nutrition in higher plants. Academic Press).
* Faccio presente che il limite di solubilità della silice in acqua è di 120 mg/litro, una concentrazione che è soltanto 2 volte più alta di quella usata per il 501.
“letame di vacca, possibilmente che abbia già partorito”.
- In biodinamica il letame non deve provenire da vacche che abbiano già partorito, ma da vacche che siano sane, che non siano imbottite di antibiotici e che siano alimentate con foraggio biodinamico o almeno biologico.
Secondo i ricercatori non è stata riscontrata alcuna differenza significativa per i vari parametri chimici, fisici o biologici analizzati tra i terreni trattati biodinamicamente e quelli non trattati (cioè i terreni biologici). Inoltre, non sono state riscontrate differenze nelle misure di attività microbiche”.
- L’articolo si riferisce al lavoro scientifico dei ricercatori della Washington State University che hanno confrontato vigneti biologici e biodinamici ininterrottamente per sei annate, dal 1996 al 2003 (Reeve J. R. ed altri «Soil and winegrape quality in biodynamically and organically managed vineyards». Am. J. Enol. Vitic 56, pp. 367-376, 2005). Nell’articolo, però, non si accenna al fatto che gli Autori del lavoro citato precisano nella pubblicazione che nella loro sperimentazione pluriennale, la concimazione con letame compostato biodinamicamente era stata praticata solo una volta all’inizio della loro lunga sperimentazione (cioè nel 1997), mentre in molte aziende biodinamiche tale concimazione viene praticata regolarmente. Gli Autori fanno questa precisazione nel tentativo di spiegare perché i risultati da loro ottenuti sono diversi da quelli pubblicati sulla prestigiosa rivista «Science» da altri ricercatori, che avevano invece riscontrato che il metodo biodinamico era superiore a quello biologico in termini di miglioramento della struttura del suolo, biodiversità ed efficienza microbica (Mader P. ed altri. «Soil fertility and biodiversity in organic farming». Science 296, pp. 1694-1697, 2002).
“L’analisi chimica dell’uva non ha rivelato variazioni statisticamente significative (tra uve biodinamiche e biologiche). Unica differenza, solo nel 2003, un piccolo aumento del contenuto zuccherino, dei polifenoli e delle antocianine”.
- È un altro riferimento ai risultati ottenuti dai ricercatori della Washington State University, che merita qualche chiarimento. Nella loro pubblicazione i ricercatori dicono testualmente che: «le uve coltivate biodinamicamente avevano un Brix (il riferimento è al contenuto zuccherino) significativamente più alto nell’annata 2003. I fenoli e le antocianine totali erano notevolmente più alti per le uve coltivate biodinamicamente». È importante precisare che il 2003 era stato l’ultimo anno di sperimentazione di questo lavoro scientifico, sarebbe stato quindi interessante continuare la ricerca per altri anni per vedere se il trend al miglioramento della qualità dell’uva biodinamica osservato nell’ultima annata continuava negli anni successivi. E, infatti, gli Autori in tutta onestà scrivono nella loro pubblicazione «Sarebbe interessante valutare attraverso un continuo monitoraggio del sito (cioè del vigneto biodinamico) se le differenze dovute ai trattamenti (biodinamici) diventano più pronunciate nel tempo o se questi risultati sono un artefatto di variazioni naturali». A mio avviso, la necessità del monitoraggio auspicato dai ricercatori nasce anche dal fatto che il vigneto biodinamico preso in esame aveva terminato la sua conversione alla biodinamica soltanto nel 1997. Quindi, al termine della ricerca, nel 2003, il vigneto era biodinamico soltanto da 6 anni e, quindi, non è da escludere che non esprimesse ancora al massimo le sue potenzialità per quanto riguarda la qualità del terreno e dell’uva.
“Un gruppo di assaggiatori ha eseguito un test in cieco per confrontare i vari vini. Per nessuna delle annate gli assaggiatori sono stati in grado di distinguere le due tipologie. Valutando i vini separatamente per aromi e gusto, gli assaggiatori hanno mostrato per l’annata 2003 una leggera preferenza per il vino biologico”.
- Si fa riferimento ad un altro lavoro scientifico (Ross C. ed altri. «Difference testing of Merlot produced from biodynamically and organically grown wine grapes». Journal of Wine Research 20, pp.85-94, 2009), svolto da ricercatori sempre della Washington State University, riguardante l’analisi sensoriale del vino ottenuto nelle annate 2001-2004 dai vigneti biodinamici e biologici che erano stato già oggetto del lavoro riportato in precedenza. In effetti, le conclusioni cui arrivano I ricercatori non sono esattamente quelle riportate nell’articolo di «Le Scienze». Infatti, i ricercatori dichiarano che «esistono differenze sensoriali percepibili tra i vini biodinamici e biologici per le annate 2003 e 2004 (cioè per le ultime due annate). Questo, da un punto di vista squisitamente scientifico, potrebbe essere considerata una prova che “i preparati” biodinamici non sono inefficaci ma che in qualche modo funzionano. A mio avviso, se una critica si può fare al metodo biodinamico, è che i “i preparati” vengono generalmente usati senza una preventiva standardizzazione e senza seguire un preciso protocollo. La ricerca dovrebbe farsi carico di questi due aspetti.
“Probabilmente gli scienziati non cambieranno la loro idea iniziale sulla biodinamica”
- La previsione non mi pare azzeccata, dal momento che Lynne Carpenter-Boggs, del Centro di agricoltura sostenibile e risorse naturali della Washington State University, co-autrice del lavoro scientifico del primo dei lavori scientifici citati, ha recentemente scritto in un articolo dal titolo “La scienza dietro la biodinamica” (scaricabile dal sito www.extension.org) che «la biodinamica può non essere la panacea che alcuni medici dicono che sia, ma il sistema biodinamico chiaramente possiede la capacità di migliorare la produzione agricola e orticola e di insegnarci riguardo alla biochimica e ai microrganismi benefici».
“Uno studio ha mostrato che la biodinamica non migliora la qualità dei prodotti”
- Questo frase lapidaria, che è il sottotitolo dato all’articolo in questione, è a mio avviso fuorviante.
“Tra esoterismo e agricoltura”
- Questo è il titolo dato all’articolo in questione. A mio avviso, ben venga l’esoterismo se può servire a realizzare un’agricoltura che rispetti l’ambiente, non faccia ammalare gli agricoltori, dia cibo di qualità e, se possibile, sfami il mondo intero. Sta poi alla scienza impegnarsi a capire in che modo l’esoterismo aiuta a fare un’agricoltura virtuosa. E la scienza anche se lentamente si sta muovendo in questa direzione. I risultati finora ottenuti, pochi ma significativi (vedi l’articolo di Mader e coll. sopra citato) hanno provato che la biodinamica è un metodo agricolo da tener in gran conto se si vuole praticare quell’agricoltura eco-sostenibile che viene reclamata a gran voce da tutti gli uomini di buona volontà, scienziati e non, che hanno a cuore la salvezza del nostro pianeta.
La mia conclusione
Anche se non concordo con Bressanini per quanto ha scritto nel suo articolo sull’agricoltura biodinamica, apprezzo molto la sua attività di divulgatore nel campo della chimica degli alimenti che svolge sul suo blog e tramite la prestigiosa rivista «Le Scienze». Per questo ritengo che sarebbe utile avere con lui, in una sede e con modalità da definire, un confronto sul tema dell’agricoltura biodinamica. Questo nell’interesse di chi ci segue e si aspetta da noi divulgatori una corretta informazione.
[...] http://www.valorealimentare.it/01/02/2011/news/risposta-all-articolo-di-bressanini-tra-esoterismo-e-… Senza categoria [...]
[...] folgorazione esoterica), il quale, quando è venuto a conoscenza di questo articolo, ha replicato con un post sul blog della rivista Valore Alimentare.Il professor Giannattasio, che ha letto il lavoro [...]
Spero che il blogger accetti un invito che mi pare quanto mai ragionevole. Se ci sarà questo incontro, anche solo in rete, lo seguirei volentieri.
Seguo da tempo Bressanini e compro da tempo biodinamico quando mi è possibile. Spero perciò che il confronto auspicato possa avvenire per affrontare più serenamente questi argomenti.
Mie care Livia e Isofragola, poichè presumo che l’invito non verrà accolto, vi invito a pormi tutte le questioni sulla biodinamica che vi sta a cuore chiarire ed io volentieri vi risponderò. Cordialmente
[...] folgorazione esoterica), il quale, quando è venuto a conoscenza di questo articolo, ha replicato con un post sul blog della rivista Valore [...]