Influenza e raffreddore: come prevenirli con il cibo

Subito un consiglio prezioso, pur temendo di apparire banale agli occhi di chi tra voi è dotato di buon senso: per prevenire i fastidiosi acciacchi che ci riserva l’inverno, bisogna evitare che il freddo “penetri nelle ossa”, cioè abbassi, anche se solo di qualche decimo di grado, la temperatura corporea normale.
Ciò si consegue da una parte riducendo al minimo la dispersione del calore del nostro corpo coprendosi bene e, dall’altra, ricorrendo ad alcuni prodotti alimentari di stagione che stimolano il metabolismo a produrre più calore. Il cibo, ma anche tanti rimedi naturali, possono poi essere d’aiuto nella prevenzione, facendo funzionare a dovere il sistema immunitario e, nella cura, alleviando i sintomi e aiutando l’organismo a fronteggiare la malattia.

Evitare di prendere freddo

Oggi sembra si faccia di tutto per prendere freddo. Tante fanciulle hanno il ventre ed i reni perennemente scoperti, anche d’inverno, e così rischiano non solo di beccarsi un raffreddore, ma anche di andare incontro a disturbi, come coliche addominali o renali. Inoltre non sappiamo ancora se gli organi riproduttivi possano risentire in qualche modo del permanente raffreddamento della zona del corpo in cui sono alloggiati.
I contadini di una volta, cui non mancava il buon senso, usavano indossare una maglia intima di lana che non toglievano nemmeno quando andavano a lavorare nei campi sotto il solleone!
Molte mamme, nel vestire i figli che escono di casa, cadono invece nell’eccesso opposto: li infagottano come se, invece di andare a scuola o a fare una passeggiata, dovessero partire per la Siberia. Così i poverini sudano e basta poco, quando si tolgono cappotto e maglioni, perché si raffreddino.
Infine, c’è l’eccessivo riscaldamento degli ambienti in cui viviamo. Passare da questi ambienti surriscaldati alla strada, dove il freddo dell’inverno si fa sentire, causa sbalzi termici che scatenano virus e batteri in agguato nelle prime vie respiratorie.

Stimolare l’organismo a produrre calore

Nel nostro organismo il calore si origina dalla combustione che ha luogo nelle cellule in presenza dell’ossigeno che respiriamo, dei “mattoni” (glucosio, acidi grassi e, in condizioni di inedia, aminoacidi), delle sostanze nutritive provenienti dal cibo che assumiamo.
Il cibo stesso, inoltre, unitamente all’esercizio fisico, è un fattore che stimola la produzione di calore (effetto termogenico). Se fa freddo, il corpo deve bruciare una maggiore quantità di nutrienti per mantenere la temperatura corporea entro i valori normali.
La Natura, provvida nei nostri riguardi, elargisce nella stagione invernale alimenti, come le brassicacee, che stimolano la termogenesi. Altri alimenti, disponibili anche in inverno, come aglio, cipolla e peperoncino piccante, tè e caffè, esplicano una notevole azione termogenica. La produzione di calore può essere aiutata anche ricorrendo a tisane e frizionando il corpo con oli essenziali.

Il sistema immunitario e le malattie da raffreddamento

Una persona con il sistema immunitario efficiente può sfuggire ai malanni invernali, e, qualora si verifichino, se ne libera in quattro e quattr’otto senza complicazioni. La Natura, provvida anche in questo caso, ci regala in inverno alimenti ricchi proprio di sostanze che aiutano il sistema immunitario a funzionare a dovere, come i minerali zinco e selenio, e la vitamina C. Vale la pena di sottolineare che la ricerca sta dimostrando che i prodotti provenienti da agricoltura biologica hanno un contenuto più elevato di vitamina C e di altre sostanze salutari rispetto a quelli da agricoltura convenzionale.

Antipiretico, si o no?

Questa è l’equazione ideata di recente per “debellare” il più rapidamente possibile la febbre che accompagna di solito le malattie da raffreddamento, e…per far vendere così alle industrie farmaceutiche quantità enormi di febbrifughi, tachipirina in testa.
A proposito, forse le mamme usano con tranquillità la tachipirina per quell’“ina” terminale che sa di vezzeggiativo? Sarebbero altrettanto tranquille se l’antipiretico si chiamasse “tachipirone”?
Ai tempi lontani della mia fanciullezza, l’insorgenza in un bambino di uno stato febbrile legato a malattie da raffreddamento era considerata dalle mamme nient’altro che “una febbre di crescita” ed era salutata dai fanciulli, che ne erano toccati, come l’occasione, tanto agognata, di non andare a scuola e stare in casa per qualche giorno, coccolati. Oggi, invece, la stessa febbre impaurisce le mamme per lo spettro di pandemie influenzali evocate ossessivamente dai mezzi di comunicazione e, conseguentemente, mette in angoscia i piccoli febbricitanti.
Forse si poteva temere il peggio una volta, quando c’era un insieme di condizioni (l’igiene precaria, la mancanza di riscaldamento nelle case accompagnata a una malsana umidità, le carenze nutrizionali per scarsità di cibo, la tubercolosi che imperversava). Ma di questi tempi, col benessere di cui godiamo, è soltanto ansia e fobia.

Benvenuta febbre

Oggi abbiamo dimenticato che, se una persona non ha gravi problemi di salute, la febbre che annuncia un raffreddore o un’influenza, è un espediente del nostro corpo per combattere, col calore generato, virus e batteri malintenzionati. L’aumento di temperatura corporea, infatti, inibisce la loro crescita e attiva la reazione difensiva del sistema immunitario. Questa febbre è anche prevenzione e terapia per certe malattie degenerative. Nella mia lunga pratica presso un servizio ospedaliero di allergologia dermatologica ho visto tanti bambini con dermatite atopica migliorare dai loro disturbi dopo un attacco febbrile. In letteratura si trova un’ampia casistica di guarigioni da tumori in seguito a febbre e l’ipertermia fa ormai parte dei trattamenti terapeutici per alcune forme tumorali e per l’artrite.

Ovviamente, tutto questo non vuol dire che non si debba intervenire con gli antipiretici o con altri rimedi se il paziente è estremamente debilitato e la febbre è persistente e così alta (temperatura rettale superiore a 41°) da far temere il peggio. In ogni caso, è meglio passare una settimana a letto aspettando che la febbre faccia il suo corso piuttosto che tornare al lavoro dopo averla fatta scendere rapidamente con un antipiretico e poi trascinarsi senza forza e senza volontà per settimane. Se si torna al lavoro senza aver smaltito un’influenza, si può essere fonte di contagio per i colleghi e si può incorrere in complicazioni che non solo compromettono l’attività lavorativa, ma possono anche sortire effetti gravi per la nostra salute.

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Un commento

  1. E’ piacevole scoprire con voi, come in natura ci sono rimedi semplici, ma efficaci, per stare bene, a partire dall’alimentazione, dal rispetto della
    natura, usare il buon senso, voler conoscere l’ambiente in cui viviamo, non
    solo usarlo e sfruttarlo. Occorre prendere ” coscienza” che viviamo in un
    “Paradiso Terrestre” ma, abbiamo perso la capacità di vederlo, quindi lo
    distruggiamo, come se fosse la cosa più “naturale” del mondo. Forse, se nostro Signore avese messo la firma alle sue opere, avrebbero per noi più
    valore. Oggi conta, la firma d’autore.

    Gigliola

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