Le proteine e la salute del bambino

Il tema dell’influenza delle proteine sulla salute del bambino è trattato in diversi ambiti ed è sempre molto importante discuterne non solo in ambito pediatrico. Il mito delle proteine è uno dei più diffusi fra le persone che si interessano di nutrizione e viene rispolverato soprattutto prima dell’estate e subito dopo la fine delle vacanze, per la convinzione che le proteine siano la chiave nutrizionale per rientrare in forma. Convinzione sostenuta dalla diffusione di diete iperproteiche che arrivano in qualche caso addirittura a suggerire di assumere, ad esempio, cinque albumi d’uovo di prima mattina per dimagrire o per sviluppare massa muscolare. Questo esempio è ovviamente estremo ma molto spesso si fa fatica a comprendere che un abuso di proteine che va al di là del fabbisogno è inutile e può diventare rischioso. La cosiddetta “informazione” peggiora la situazione con una serie di pubblicazioni e trasmissioni che propongono un largo consumo di proteine a donne in costante guerra col proprio peso e spesso con il proprio bagaglio ereditario familiare, o a maschi celebratori del mito di Narciso in contemplazione del proprio corpo e prigionieri della paura di invecchiare.

A che cosa servono

La funzione delle proteine è plastica, hanno il compito cioè di formare e riparare i tessuti, ma agiscono anche da ormoni, anticorpi ed enzimi. Sono quindi indispensabili e preziosissime.
Le proteine non hanno un organo di accumulo come il tessuto adiposo per i grassi o il glicogeno nel fegato per lo zucchero e, se non se ne introducono a sufficienza, l’organismo, per fare fronte alle esigenze, ricorre a quelle dei muscoli. Essendo il veicolo della vita, esse sono necessarie a tutte le età ma in particolare in quella infantile, l’età della crescita e dello sviluppo. Come sempre ogni medaglia ha il suo rovescio: eccedere nell’assunzione è controproducente.
Da decenni è noto che diminuendo l’apporto proteico della madre durante la gravidanza avremo un minore numero totale di cellule grasse del feto alla nascita. Questo spiega perché una eccessiva quantità di proteine nel feto tramite la madre e poi nel neonato favorisce la tendenza all’obesità. Basta guardare al contenuto proteico del latte umano che è basso, meno di un terzo di quello presente nel latte vaccino. La natura non può aver sbagliato nel creare il latte umano anche se la nostra presunzione e il nostro spirito superbo ci spinge a correggere la sua saggezza.
Tuttavia c’è una tendenza diffusa a somministrare al bambino, anche al di sotto dei due anni di età, proteine di origine animale come carne, uova e pesce. Le conseguenze sono che, da un lato, si superano le esigenze proteiche dell’organismo; dall’altro si favorisce la formazione di una corporeità massiccia che maschera lo sviluppo di una struttura organica grossolana, espressione di una crescita esagerata e innaturale dell’organismo.

C’è proteina e proteina

Tra le proteine di origine animale occorre naturalmente distinguere: mentre la carne e il pesce sono sostanze provenienti dal corpo degli animali, l’uovo è l’embrione da cui nascerà un animale, perciò le sue proteine sviluppano una grande dinamica e stimolano fortemente la crescita. Per questo la somministrazione delle uova richiede maggiore cautela.
Le proteine del latte, al contrario, non sono una parte dell’animale ma una sostanza per la nutrizione degli animali in crescita; per questo sono proteine che, usate in dosi ragionevoli, sono particolarmente adatte ai bimbi. Purtroppo l’apporto proteico necessario è superato costantemente nelle diete consumate oggi. Per mantenere alti apporti proteici, si è portati inevitabilmente ad usare le fonti animali che contengono grassi e colesterolo, aumentando il rischio di incorrere in età adulta in arteriosclerosi, tumori, osteoporosi, ipertensione, calcolosi urinaria, gotta. Le proteine animali, inoltre, sono tutti alimenti che devono essere sottoposti a cottura, facendoci perdere i benefici della dieta mediterranea che prevede l’uso di grassi crudi.

Gli effetti negativi dell’eccesso di proteine animali

Secondo la medicina antroposofica, l’eccesso di proteine animali favorisce i fenomeni di sclerosi (indurimento) dell’organismo per vari motivi, non ultimo quello dell’alto contenuto in ferro delle proteine.
Lo noteremo dall’indubbia accelerazione
che subiscono i processi di formazione ossea e articolare nel bambino sottoposto a questo tipo di stimolazione.
Favorisce inoltre un’azione tossica
dei residui proteici non digeriti che invadono l’organismo e facilitano l’attacco parassitario di virus e batteri, provocando così una maggiore disposizione alle malattie infettive. I microrganismi si nutrono di questi residui che, non essendo digeriti, appartengono ancora alla vita degli animali da cui le proteine provengono. In pratica, attraverso un’assunzione incontrollata di proteine animali viene favorito uno squilibrio della flora batterica intestinale. Inoltre diventa difficile per i batteri intestinali digerire le fibre vegetali eventualmente assunte.
La tendenza catarrale rappresenta
un importante tentativo attuato dall’organismo per contrastare la tendenza all’indurimento, alla sclerosi, cercando di rendere nuovamente plasmabile un organismo che si indurisce e cercando tramite l’azione espulsiva del catarro di mandare via questa vita parassitaria dall’interno dell’organismo.
Chi mangia troppa carne frequentemente
è anche stitico. La riduzione dell’apporto proteico, soprattutto d’origine animale, favorisce una buona difesa contro catarri e infezioni. L’esperienza clinica in bambini passati attraverso una dieta a tendenza latteo vegetariana nei primi anni di vita porta a constatare un aumento delle difese immunitarie.
Nella crescita del bambino è infatti necessario attendere che abbia le forze per affrontare un nuovo alimento complesso, come la carne, almeno fino al secondo anno di vita. Quando sarà più grande potrà adeguarsi alle abitudini alimentari della famiglia. Con una corretta alimentazione integrale non c’è da temere carenza proteica purché si alternino i vari cereali, si usino moderatamente legumi e latticini, e poi frutta, verdura, aromi, grassi di buona qualità.
Sono da preferire prodotti da coltivazione biodinamica, ottimi per evitare la predisposizione ad allergie ed intolleranze alimentari.
Ecco alcune ricette
che vanno in questa direzione: piatti gustosi e saporiti senza eccedere nell’apporto proteico che si possono usare anche per offrirli ai compagni di scuola e dimostrare ai nostri figli che il cibo che mangiano è interessante anche per i loro amici…

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7 commenti

  1. Vedo tantissimi bambini piccoli alti e robusti, se non grassottelli, che dimostrano sempre molto più della loro età. Di solito si pensa che questo sia un bene ma siamo sicuri? I pediatri dicono di dare omogeneizzati di carne e pesce già nei primi mesi dello svezzamento e ad un anno i piccoli mangiano regolarmente carne, pesce, prosciutto e uova. Però poi passano gli inverni a casa malati…
    Io e il mio compagno siamo vegetariani (mangiamo comunque spesso i latticini e ogni tanto le uova). Se avremo un figlio non so come comportarmi con la sua alimentazione. Sono d’accordo sul non dare fonti di proteine animali eccetto i latticini prima dei due anni, ma dopo? E’ davvero indispensabile la carne per i bambini? E’ giusto crescerli con un alimentazione vegetariana sin da piccoli o è meglio lasciarli liberi di scegliere quando saranno in grado?

  2. @Giulia: Risponde il dott. Sergio Maria Francardo
    Gentile lettrice,
    la ringrazio per la sua domanda che mi sembra un po’ “cosmica” nel senso che ci siamo occupati ininterrottamente di questo argomento da quando Valore alimentare magazine esiste. La mia esperienza è che una dieta a base di proteine animali assunte precocemente sia dannosa e favorisca la sclerosi dell’organismo e che la risposta catarrale rappresenti un tentativo dell’organismo del bambino di combattere l’eccesso proteico soprattutto animale.
    Semplicemente consiglio come minimo di dare una dieta vegetariana per i primi due anni ma si può continuare per tutta la vita, come io stesso sperimento con tanti miei pazienti e personalmente dopo 42 anni di vegetarianesimo.
    Mi raccomando di controllare l’ansia che è ancora più sclerotizzante della carne, quindi è utile informarsi ma senza angosciarsi!
    La cosa peggiore che possa capitare è genitori che temono di fare errori o peggio ancora genitori che aspirano ad essere perfetti.
    In assoluto la cosa peggiore è avere genitori insicuri che per non sbagliare consultano i propri figli danneggiando così profondamente il loro sistema immunitario. La domanda ad un bambino di scegliere il proprio cibo è un grave errore pedagogico ed è immunodepressiva. Sono i nostri errori che aiutano i nostri figli a diventare uomini liberi.

  3. Buongiorno, vorrei sapere perché domandare ad un bambino cosa preferisce mangiare è un errore pedagogico e in che modo questo errore possa indebolire il suo sistema immunitario.

  4. @izn: Risponde il dott. Sergio Maria Francardo
    Gentile lettrice,
    la mia risposta fa riferimento a quanto ho già detto numerose volte nei miei articoli. Provo a sintetizzare ma faccio riferimento ai miei scritti su Valore Alimentare. Il sistema immunitario è un sistema di riconoscimento, accettazione od esclusione, tra ciò che fa parte di noi e ciò che non fa parte di noi (Self e Notself). La moderna medicina riconosce che questa attività si inserisce nel grande network esistente nell’organismo tra sistema nervoso, sistema endocrino (ormonale), organizzazione psichica, sistema immunitario detta anche PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia). Nel bambino abbiamo fisiologicamente una grande apertura ad ogni stimolo che sia chimico, sensoriale, emotivo ecc. questo perché il bambino possa apprendere e sviluppare capacità. In immunologia si parla di immunocompetenza. Il bambino è quindi posto all’interno dell’organismo da cui riceve stimoli e risponde in modo globale. Una domanda, qualunque domanda apparentemente innocua (“ti è piaciuto?”) è per definizione antifisiologica per un bambino perché lo costringe a squilibrare il suo sistema PNEI portandolo fuori, all’esterno. La cultura contemporanea in questo senso rappresenta una vera e propria aggressione per il bambino che risponde con vari segnali di sofferenza, sarà il catarro se la domanda estranea viene posta dall’eccesso di proteine, sarà un disagio psichico se la domanda lo costringe ad una risposta che fa appello solo al sistema nervoso. Le due cose non sono separate se si pensa che è facile osservare come bambini precocemente esposti a stimoli intellettuali (le domande!) risponde con agitazione e nervosismo ma altrettanto avviene con i coloranti delle merendine come dimostrano tanti studi scientifici che mettono in relazione “coloranti e iperattività dei bambini”.

  5. Carissimo Dottore…ci risentiamo!!
    Mio figlio ha due anni e non so che cosa fargli mangiare…è troppo presto per carne, pesce e uova??
    Se invece posso introdurle…con quale frequenza all’interno di una settimana??
    Perchè, secondo l’antroposofia, sarebbe bene aspettare i tre anni? E’ pericoloso crescere un piccolo vegetarino?? E se si può fare che alimenti possono supplire la mancanza di carne e pesce?
    Sa consigliarmi qualche testo sull’argomento??
    Grazie infinite!!

  6. Leggo, che molte delle domande che le ho posto sono state già enucleate…chiedo scusa!

  7. [...] Per approfondimenti potete leggere l’articolo “Le proteine e la salute del bambino“ [...]

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