La caduta dei capelli

3 settembre 2010
Cura del corpo

I capelli (e i peli) per l’organismo umano non hanno una funzione vitale. Eppure il valore che l’uomo ha da sempre dato alla capigliatura va ben al di là della sua importanza nell’equilibrio dell’organismo.

Forse perchè è tutto ciò che rimane dei nostri pelosi antenati?
Possiamo trovare tracce di riferimenti ai capelli e alle loro cure in tutte le civiltà che hanno popolato il globo.Di volta in volta sono considerati simbolo di forza (il biblico Sansone), di virilità, di rango sociale o religioso, attributo della bellezza femminile (la chioma di Berenice), irresistibile arma di seduzione. Un tempo, se si voleva umiliare un nemico sconfitto, un avversario, o anche una donna che non seguiva la morale corrente, li si rapava a zero. Insomma la chioma è un nostro accessorio e ornamento. Cresce incessantemente, la possiamo modificare a nostro piacimento e investirla dei significati più diversi: è un bene cui teniamo molto per le nostre relazioni, continuamente influenzato dalle mode e dai costumi.

Nella cultura tradizionale l’autunno è la stagione in cui si osserva una maggiore “caduta”. Nella dinamica del follicolo capillifero entrano in gioco numerosi fattori sia interni (ad esempio ormonali) che esterni, come il clima (la secrezione della melatonina ad esempio, in grado di influire sull’attività del follicolo, è regolata dal ritmo luce-buio).
Può darsi che le variazioni climatiche stagionali, il periodo dedicato alle ferie, il luogo stesso della villeggiatura contribuiscano a determinare questo fenomeno che tuttavia i cambiamenti di usi e costumi (diversificazione dei tempi e dei luoghi dedicati alle vacanze) rendono meno sincronizzato di un tempo.Si tratta comunque di una manifestazione reversibile, fisiologica, che non deve preoccupare più di tanto.

Il ciclo di vita del capello

L’attività del follicolo pilifero si divide convenzionalmente in tre fasi che si susseguono ciclicamente: anagen, in cui il capello continua a crescere, catagen, arresto della crescita, telogen in cui il bulbo del capello si atrofizza. Poi un nuovo bulbo inizia a “germogliare” spingendo il vecchio capello che così cade e il ciclo si ripete. Normalmente si perdono un centinaio di capelli al giorno, che vengono poi rimpiazzati.

Come è facile intuire, la lunghezza del capello dipende dalla durata della fase anagen che può arrivare a 7 anni e più. Nello scalpo umano il follicolo può rimanere quiescente per molto tempo. Il capello cresce in media 0,4 – 0,5 mm al giorno (1,2 – 1,5 cm al mese), al vertice più che alle tempie, nella donna più che nell’uomo. Alterazioni delle fasi di questo ciclo comportano cambiamenti nell’aspetto della capigliatura.

Dato che i capelli non sono di vitale importanza, quando l’organismo si trova in condizioni critiche, li “sacrifica” per risparmiare energie ed impiegarle dove è più necessario, un po’ come una nave che deve alleggerire il carico quando imbarca acqua.

Perché si perdono

Molte malattie debilitanti comportano una temporanea caduta dei capelli. Il tifo, ad esempio, può provocare la perdita di quasi tutti i capelli che poi ricrescono una volta guariti. Anemie e carenze di ferro possono fare altrettanto. Gli stati di stress prolungato possono a volte influire sulla salute dei capelli. Tipica del post-parto è un’aumentata caduta. La menopausa comporta, ma non sempre, alterazioni dei capelli. Diete non bilanciate e troppo drastiche possono indebolire i capelli.  Vi sono poi numerose affezioni del cuoio capelluto, infettive e non, di competenza specialistica.

Se le condizioni di squilibrio persistono il nuovo capello cresce, ma più sottile, il numero dei follicoli rimane inalterato, ma la massa totale risulta diminuita, provocando non poche preoccupazioni.

La calvizia (la cosiddetta alopecia androgentica) colpisce prevalentemente il sesso maschile ed è, ahimè, geneticamente determinata. A tutt’oggi soluzioni veramente valide non ne sono state trovate e si riescono ad ottenere risultati transitori. Non parliamo nemmeno di terapie potenzialmente pericolose, spesso troppo disinvoltamente pubblicizzate.

Le risposte delle medicine complementari

Si possono curare, rinforzare, correggere le eventuali alterazioni (seborrea, forfora secca o grassa, fragilità, aridità) o gli squilibri che provocano la caduta (alimentazione, stress, carenze minerali o vitaminiche ecc). I rimedi proposti sia dalle tradizioni che dalla moderna fitoterapia o dalle medicine complementari sono innumerevoli.

I trattamenti cosmetici di vario tipo (tinte, colpi di sole, pieghe, lacche, ecc.), se praticati troppo frequentemente, alla lunga danneggiano il fusto del capello rendendolo arido, sottile e fragile.

La moderna cosmetologia professionale tende oggi ad utilizzare prodotti meno aggressivi. L’hennè è un colorante naturale costituito dalle foglie di Lawsonia inermis che svolge anche un’azione benefica e riequilibrante, così come il colore blu (per tingere di nero i capelli) che si ottiene dalla fermentazione delle foglie di Indigofera tinctoria (l’indaco dei tintori, pianta sacra da millenni) o il nostrano mallo di noce (Juglans regia), allergie permettendo. La medicina ayurvedica con la sua plurimillenaria esperienza, offre molti rimedi per la cura e la bellezza di tutti i tipi di capigliature.

Il massaggio del cuoio capelluto è una ricetta semplice e di facile esecuzione; attiva la circolazione e mantiene in salute il follicolo pilifero, oltre a curare eventuali disturbi. Si applica sulla cute dell’olio di semi spremuti a freddo e possibilmente tiepido distribuendolo uniformemente.

In India si usa quello di sesamo (Sesamum indicum, pianta sacra della tradizione indiana, i semi sono ricchi di calcio e fosforo), ma va bene anche quello di mandorle dolci. Si possono aggiungere alcune gocce di olio di Neem (Azadirachta indica), dotato di notevoli proprietà antisettiche e lenitive, ed olii essenziali che devono essere opportunamente prescritti. Il massaggio si esegue con i polpastrelli delle dita su tutto il cuoio capelluto facendo scivolare delicatamente la cute sul piano osseo; sono sufficienti una ventina di minuti, poi si può procedere al lavaggio o lasciare agire l’impacco per alcune ore.

Nei centri specializzati la tecnica è più raffinata ed adattata alle singole esigenze, ma credo che la semplificazione proposta possa dare buoni risultati.

La medicina omeopatica e quella antroposofica valutano le alterazioni e le malattie dei capelli nel quadro della situazione generale dell’individuo per cui il rimedio si deve adattare al singolo caso. Sono a disposizione ottime linee cosmetiche di uso comune.

Gli integratori naturali

Gli estratti di molte piante sono usati come integratori per rinforzare i capelli e ritardarne la caduta.

Fra le più efficaci, attualmente disponibili in varie combinazioni, segnaliamo:
- Bohemeria nipononivea (urticacea giapponese).
- Serenoa repens o Sabal serrulata (chiamata anche palmetto o saw palmetto, impiegata anche nella ipertrofia prostatica benigna).
- Camelia sinensis (tè verde). Cucurbita sp. (zucca, si usa l’olio dei suoi semi).
- Glicine max (soia). Trifolium pratense (trifoglio rosso).

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