Fattoria Di Vaira: la biodinamica e le gemme bianche e profumate

Ci si può trovare lungo un sentiero di campagna e sentirsi collegati con il mondo e il cosmo intero. Le piante lo fanno per natura, noi uomini, invece, dobbiamo sviluppare una contemplazione che ci porti oltre il consueto, attraverso il linguaggio del vivente.

Ogni pianta può essere vista nella sua forma simbolica e compresa come parte di un organismo più grande e di un pensiero universale. Di questo ragionavamo io e i tecnici dell’azienda sulle colline di Petacciato, a due passi dal mare di Vasto e dai monti che salgono verso Campobasso.

L’azienda Di Vaira ha il marchio biodinamico Demeter ed è una grande impresa di centinaia di ettari. È un privilegio ritrovarsi tra agricoltori e consulenti tecnici e parlare di idee, una delle pratiche estinte dall’agricoltura industriale.
Se non coltiviamo idee, viviamo inconsapevolmente quelle di altri.
Così all’azienda Di Vaira coltivano anche idee e direi che gli ortaggi cominciano a capirlo.

L’obiettivo è quello di fare agricoltura biodinamica, ottenere un prodotto sano e buono, contenere i costi. Scommessa difficile, perché su questi terreni in passato si sono fatti ragionamenti molto diversi da quelli della biodinamica. Per decenni è stato coltivato sempre lo stesso cereale. Inizialmente con buone rese e guadagni, poi la terra ha cominciato ad esaurire le sue risorse. I suoli in Italia oggi sono quasi tutti da curare, come poveri soldati martoriati da una guerra.

L’affollamento di piante, la rinuncia alla biodiversità e alle rotazioni, l’eccessivo prelievo delle sostanze del suolo per guadagni sempre maggiori, hanno moltiplicato le malattie e diminuito i raccolti, tanto che l’agricoltore biodinamico oggi è diventato un medico e un maestro per l’ambiente.

È bello, però, vedere quanta vita latente, nonostante tutto, conservi la natura. Dopo pochi anni che alla Di Vaira hanno dato coraggio alla terra, offre cenni di ripresa.
Quando un’azienda viene recuperata con la biodinamica è come ci si trovasse davanti a una delicata gemma pronta a manifestarsi. In inverno, tutto è ancora più trattenuto.
Allora occorre osservare l’ambiente, il suolo, la forma delle piante e comprendere i fenomeni più semplici. Guardando gli alberi intorno alla Di Vaira si notano le forme tozze appesantite verso il basso. I rilievi dei colli sono morbidi e mediano tra i monti e il mare verso cui degradano. Sul suolo, fatto di un’argilla pesante, si è formato nel tempo un accumulo di calcare che ha trattenuto la vita. Il calcare è molto avido e tiene “incantate” le sostanze. Le piante non riescono più a nutrirsi e in agricoltura industriale si sopperisce forzandole con i concimi sintetici. In biodinamica, invece, si deve rompere l’incantesimo attraverso la vita. Con la vitalità il calcare rompe i suoi legami e forma altri composti, rendendo così fertile una terra improduttiva. Le argille pesanti si rivelano allora le migliori per trattenere aria e acqua, indispensabili agli esseri del suolo. Penso alle scoperte a cui ha rinunciato chi ha coltivato questa terra industrialmente e a i sapori andati perduti in tanti anni.

Alla Di Vaira si coltivano ora in rotazione cereali, legumi, foraggio. Gli olivi e la vite, gli alberi da frutto e le siepi dovranno creare un ambiente favorevole agli animali.

Al centro dell’azienda c’è la produzione di ortaggi.

Ho visto in campo dei finocchi, pianta generosa per la raccolta invernale, quando la terra offre meno all’uomo. I finocchi sono anch’essi come una gemma che racchiude sostanze preziose. Purtroppo siamo rassegnati ad aspettarci un sapore sciatto a causa del fatto che le piante sono nutrite artificialmente, per questo consumiamo poca verdura cruda. E pensare che un tempo i finocchi erano per i bambini un prelibato regalo di Natale. Ho assaggiato, camminando sui sentieri della Di Vaira, una bianca gemma profumata e la sua dolce ricchezza. La cura donata a questa pianta va estesa all’intera azienda, che racchiude in una gemma il suo potenziale.

Il Foeniculum vulgare della famiglia delle Apiaceae è un ortaggio sorprendente.
Mentre il finocchio selvatico è una pianta rustica, che cresce nei campi e produce spontaneamente le sue preziose sostanze dai profumi intensi, il finocchio coltivato deve essere allevato come un bambino.
Si deve proprio fare in modo che il fusto trattenga le sue foglie come per restare gemma, e non si sviluppi in altezza troppo presto, fino al fiore. Il finocchio che forma il suo involto bianco, tondo e grosso, dalla guaina delle foglie, ha assunto lì i migliori aromi. Si tratta di sostanze conosciute dall’antichità per le loro proprietà benefiche. Al taglio non deve risultare fibroso, il profumo deve essere anche più intenso di quello del selvatico, il sapore dolce, sempre che si sia comprato un finocchio biologico o biodinamico, altrimenti l’ingrossamento è in parte dovuto alla ritenzione di sali sintetici usati nei concimi che rendono il suo sapore simile a quello di un minerale.

Fattoria Di Varia
Contrada Colle Calcioni s.n.c.
Comune di Petacciato (Campobasso)
www.fattoriadivaira.it

Per saperne di più: Il finocchio in cucina

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2 commenti

  1. SPETT.LE AZIENDA VAIRA
    ALLA C.A. DEGLI OPERATORI AZ.LI

    GENT.MI OPERATORI DELL’AZ. VAIRA,

    INNANZITUTTO COMPLIMENTI PER L’AZIENDA E L’INIZIATIVA, SONO LEONARDO FORNARIO PERITO AGRARIO SPECIALIZZATO IN AGRICOLTURA BIOLOGICA MA INTERESSATO ANCOR DI PIU’ ALL’AGRICOLTURA BIODINAMICA, SPERO UN GIORNO DI OCCUPARMI PRATICAMENTE E PERSONALMENTE DELLA COLTIVAZIONE CON METODO BIODINAMICO. IL QUESITO CHE PONGO E’ IL SEGUENTE: ESSENDO IL METODO BIODINAMICO UNA FORMA DI COLTIVAZIONE BASATO SOLO ED ESCLUSIVAMENTE SULL’IMPIEGO DI RISORSE NATURALI PROVENEIENTI DALL’AZIENDA STESSA ED ANCHE SUI CICLI LUNARI E SULLE STAGIONI E NON E’ CONSENTITO L’UTILIZZO DI CONCIMI NON ORGANICI ED ACOR MENO QUELLO DI ANTICRITTOGAMICI DI SINTESI, COME MAI ESTERIORMENTE/ESTETICAMENTE I PRODOTTI AGRICOLI BIODINAMICI SI PRESENTANO COME DEI NORMALI PRODOTTI E CIOE’ INTEGRI, PRIVI DI SEGNI (PUNTURE DI INSETTI E QUANT’ALTRO DI SIMILE), PERFETTI COME SE FOSSERO STATI TRATTATI CHIMICAMENTE? SAREI LIETO QUALORA FOSSE POSSIBILE APRIRE UNA DISCUSSIONE SERIA SULLA QUESTIONE. IN ATTESA DI UN RISCONTRO,BUON LAVORO E CORDIALI SALUTI.
    LEONARDO FORNARIO

  2. perchè non ci vieni a trovare?

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