L’altruismo del sano operatore economico

di Redazione | giu 8th, 2010

Dall’intervento di Fabio Brescacin, Ad di Ecor NaturaSì Spa, alla giornata Ecor Incontra, domenica 16 maggio, a San Vendemiano (TV).

A volte mi chiedo come faccia a funzionare un’azienda come Ecor, oggi EcorNaturaSì. Mi sembra un miracolo, obiettivamente. Siamo partiti senza una lira: ognuno di noi ha fatto piccoli debiti e insieme siamo riusciti a creare la somma 30 milioni delle vecchie lire per aprire il primo negozio. In più, non avevamo nessuna esperienza. Insomma, un disastro totale. Con queste premesse, vien da chiedersi, come ha fatto Ecor NaturaSì a diventare quello che è oggi: un’azienda solida, leader in Italia nella distruzione di prodotti biologici. Io ho due risposte.

La prima è che tutti noi, che ci abbiamo lavorato, ci abbiamo creduto, fortemente. Noi credevamo e crediamo in quello che facciamo. Credere significa mettersi in funzione di qualcos’altro, lavorare per un ideale. Questa è stata la vera spinta che ci ha portato a dare molto di più di quello che ricevevamo, creando valore aggiunto. Ci hanno creduto anche i nostri fornitori e i negozianti: in tanti, nonostante qualche nostro errore e manchevolezza, ci hanno dato fiducia, perché hanno capito che eravamo mossi da qualcosa di vero, di sano. In cosa crediamo? Primo, che la terra si debba risanare; secondo, che le persone debbano mangiare un prodotto sano; terzo, che anche l’attività economica debba essere risanata, perché i principi sui quali si fonda oggi il sistema economico sono errati ed è questa la vera causa della crisi che stiamo vivendo.

Il secondo motivo è legato alla struttura societaria: il 50 per cento di Ecor NaturaSì (la parte che era di Ecor) è in mano alla “Libera Fondazione antroposofica Rudolf Steiner”, una realtà non profit. Possiamo quindi affermare che manca l’elemento egoistico della proprietà e che questa caratteristica dà una grande forza. I bisogni egoistici dell’individuo infatti, quelli per se e per la propria famiglia, si realizzano presto, con poco. Sono invece i bisogni degli altri, della società, a rappresentare una fonte infinita di motivazione. Lavorare per qualcosa che non è tuo, non è egoistico, da una forza pazzesca e crea questi miracoli.

Vorrei concludere con un’ulteriore riflessione. Credo che all’origine degli attuali problemi economici, ci sia l’idea – dura a morire – che l’economia si basi sull’egoismo. Lo stesso Adam Smith ne ha fornito una giustificazione teorica, affermando che è la somma degli egoismi a fare l’economia. Penso che questa affermazione sia totalmente sbagliata: l’economia è la cosa più altruistica che c’è. Non moralmente altruistica, ma tecnicamente altruistica. L’obiettivo del lavoro è soddisfare i bisogni degli altri.

Il vero operatore economico è colui che esce da se stesso, capisce il bisogno del cliente e trova il modo per soddisfarlo e comprende i talenti dei suoi collaboratori e trova le soluzioni tecniche, organizzative ed umane per valorizzarli. Oggi, purtroppo, esaurita la creatività nell’economia sembra che l’unico modo per usare il denaro sia la finanza fine a se stessa, che non crea vero valore. Penso spesso alla Firenze del Rinascimento. Era ricchissima. E cosa hanno fatto di tutto quel denaro? Hanno chiamato i vari Raffaello, Michelangelo e hanno creato arte, cultura. Un altro esempio: la Cappella degli Scrovegni a Padova. E’ l’ultimo desiderio di un banchiere usuraio, che alla fine della sua vita, per “salvarsi l’anima”, fa fare a Giotto questa straordinaria opera d’arte. E’ stato il suo migliore investimento: oggi, dopo seicento anni dalla sua realizzazione, la Cappella degli Scrovegni rende al Comune di Padova tre milioni di euro netti all’anno! Insomma, il denaro deve andare non nella finanza speculativa, che è un tumore, è qualcosa fuori dell’organismo. Deve andare nella cultura, nell’educazione, nell’arte, in qualcosa che crea e alimenta talenti per la vita sociale e l’economia del futuro. Tutti parlano di “innovazione e ricerca”. Ma questa è la vera innovazione: coltivare i talenti del futuro. È il denaro che muore per poi rinascere: non è la perpetuazione artificiale del denaro, tentata dalla finanza. E’ nell’altruismo puro, nella motivazione che trovo nell’altro che risiede il germe della nuova economia.

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3 commenti

  1. Bene, bell’intervento, adesso ho un motivo in più per fare la spesa da Naturasì! :-)

  2. cari amici, un clima speciale innovativo e celestiale ci accoglieva nella scuola Novalis di Zoppè.Credo, avremmo tutti voluto entrare come bambini nella scuola e sopratutto accedere alla sapienza, essa colma di vigore tutti noi

  3. Intervento molto interessante e prezioso.
    Nel mio Comune, Campolongo Maggiore, abbiamo la mensa scolastica biologica grazie ad amministratori illuminati. Io credo che imprenditori ed amministratori delal cosa pubblica (cioè di tutti) DEVONO buttare il cuore oltre l’ostacolo e immaginare il mondo futuro e da questa immagine lavorare a costruire il presente. Grazie!

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