Consigli per la seconda decade di luglio
Orto:
Siamo vicini alle semine per il raccolto autunnale.
Chi si appresta a scegliere la strada dei trapianti anziché seminare direttamente a terra non deve temere o preoccuparsi, riceverà le istruzioni nei lavori della terza decade. In ogni caso è buona cosa procurarsi in anticipo paglia o foglie secche. E’ da tener presente che nell’orto ci sono degli ortaggi che non si possono trapiantare, come le carote, o semine come le cipolle, finocchi, porri, cavoli.
Sebbene convenga trapiantare la piantina acquistata dal punto di vista del controllo delle infestanti, è anche vero che se si sono seminate per conto proprio, oltre ad essere divertente, vi è anche un gran risparmio monetario, a patto che abbiamo del tempo da dedicare.
Quando si seminano le carote, finocchi o altre colture che impiegano molto tempo a germinare come le cipolle, la cosa più difficile è mantenere umido il suolo durante le giornate con il sole cuocente. Premesso che la semente di carote deve essere germinabile (almeno il 90%) e che sia seminata ad una prodondità di 1- 1,5 cm e non di più, e che il seme sia ricoperto con un terriccio fine, occorre mantenere umida le superficie per almeno 8 -15 giorni. Per mantenere umida la terra superficiale sarà utile irrigare 2 volte al dì e ricoprire con stuoie, teli ombreggianti (anche vecchie lenzuola), avendo cura di tenere sollevati i teli da terra circa 10-15 cm con qualche archetto di ferro o altro. In questo modo la superficie non si secca mai completamente ed il seme emerge con facilità; successivamente il telo andrà tolto quando le piantine avranno qualche centimetro di altezza. Si otterranno così ottimi risultati. I giorni favorevoli per la semina sono il 17, 25, 26. I giorni di radici per carote e finocchi, per i radicchi e i cavoli e gli ortaggi da foglia è il giorno 20 al mattino.
Nel bel mezzo dell’estate è probabile che faranno la comparsa i cimici, che scorrazzano fra i pomodori.
A vederli sembrano innocui ed invece fanno delle punture che creano degli aloni gialli, i frutti diventano amari ed immangiabili ! È un vero problema perché questi insetti non hanno più nemici naturali. Che fare ?
In agricoltura biologica si usa il piretro miscelato con olio bianco “estivo”, tuttavia i risultati sono blandi.
In agricoltura biodinamica si possono invece catturare una trentina di esemplari e metterli a macerare in un vasetto di vetro con un coperchio appena appoggiato (altrimenti può scoppiare) e lasciamo macerare al sole quel tanto che si sviluppino delle fermentazioni almeno 4-7 giorni. Poi filtriamo e diluiamo in 10 litri di acqua e irroriamo alla sera piante e terreno per tre sere consecutive. Aspettiamo a raccogliere i frutti per il consumo fresco almeno 5-7 giorni. Cosi facendo mettiamo nell’orto un segnale di disturbo per i cimici, in alcuni casi il risultato è immediato in altri bisognerà ripetere più volte. Una raccomandazione assicuriamoci che l’insetto che mettiamo a macerare sia veramente un cimice e non un insetto utile! Facciamoci aiutare da qualche esperto oppure andiamo a veder su qualche sito internet come è fatto un cimice verde del pomodoro.
Giardino:
Ripetiamo nel giardino i nostri interventi per il controllo degli acari come abbiamo descritto per la prima decade di luglio. Prepariamoci ora a non far andare in stress idrico le nostre piante, sia fiori che arbusti.
Gli arbusti possono sopportare molto il caldo se alla base si esegue una cospicua pacciamatura con paglia, foglie secche, corteccia di pino, ed in casi estremi cartoni per gli imballaggi (senza inchiostri). Creiamo prima alla base un po’ di catino in modo da contenere l’acqua e poi irrighiamo abbondantemente subito dopo pacciamiamo. In questo modo l’umidità ha una maggiore durata, anche di 3-4 volte di più rispetto al lasciare il terreno assolato. Porterà notevoli vantaggi.
Se invece abbiamo dei vasi di fiori e ci accingiamo ad andare in vacanza una settimana, e non abbiamo un impianto d’irrigazione, allora, solo come ultima alternativa, possiamo prendere una bottiglia di plastica (quelle con il collo allungato) riempirla e dopo aver irrigato abbondantemente il vaso facciamo un foro con un cucchiaino e la conficchiamo a testa in giù assicurandoci che non cada: manterrà il vaso umido fino al nostro rientro. Prima di mettere la bottiglia nel vaso la riempiremo di acqua ma aggiungendo qualche goccia di spremuta (filtrata) di limone (20 gocce): ciò aiuterà ad aumentare la capacita di assimilazione degli elementi nutritivi!
Frutteto Familiare:
In prossimità della maturazione della frutta, approssimativamente 20 -25 giorni prima della raccolta, o all’invaiatura (cambiamento della colorazione della buccia), è buona regola dare il preparato biodinamico “501” o cornosilice. Questo preparato va dato rigorosamente al mattino ed in giorni di frutti; esso aiuta inoltre la formazione di zuccheri e di aromi, aumenta la produzione e contribuisce al buon stato sanitario generale della pianta. Il preparato “501” va dato almeno 3 volte prima della raccolta.
Può succedere che, se abbiamo concimato il terreno troppo abbondantemente con il concime organico o altri composti azotati, i frutti siano soggetti alla mosca della frutta. Si tratta di una vera e propria moschina che deposita le sue uova sulla buccia, da cui nascono le larve che penetrano nel frutto per cibarsi del seme e fanno così marcire il frutto intero. Oltre ai consueti insetticidi biologici, si può escogitare la cattura delle mosche con le apposita bottiglie di plastica. Le semplici bottiglie dell’acqua minerale possono essere riutilizzate per la cattura massiva delle mosche. Si possono trovare in commercio degli appositi tappi riutilizzabili (tap-trap) di colore giallo che permettono di attirare le mosche ma che non permette a loro di uscire dalla bottiglia. Naturalmente bisogna poter mettere un’esca attrattiva nella bottiglia costituita da un pezzettino di pesce ( un terzo di sarda è sufficiente, 2-3 cm) con mezzo litro di acqua. Le bottiglie vanno posizionate in numero di 1-2 per pianta. Le mosche vengono attirate e catturate. Quando la bottiglia è piena vanno vuotate nel compost, “ricaricate” e di nuovo esposte appese all’albero. Continuare con il bacillus thuringensis come descritto nella prima decade, per il controllo dei bruchi.
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