Il pomodoro

13 settembre 2013
Pesticidi nel piatto

Il pomodoro, prima di finire nei nostri piatti accompagnato da mozzarelle, paste e melanzane, ne ha passate di cotte e di  crude… Non sto parlando delle ricette che lo rendono protagonista della cucina italiana, ma della sua storia che cominciò nel 1518 quando il governatore di Cuba, Diego Velázquez de Cuéllar, ebbe la pessima idea di litigare furiosamente con  il suo segretario: il famigerato Hernán Cortés. Come potete immaginare, il futuro conquistador non la prese per niente bene tanto che organizzò una bella rivolta e salpò alla conquista del Messico.

Un’anima bellicosa con tanti nemici

anche il pomodoro ha ereditato parte dell’anima turbolenta del conquistador spagnolo Hernán Cortés

Tra scorribande e infruttuose ricerche dell’Eldorado, il conquistador Cortés tornò in patria con uno strano frutto giallo che gli indigeni chiamavano xitomatl e che gli spagnoli storpiarono in tomate. Questo frutto, arrivato in Italia, virò il suo colore da giallo a rosso diventando un inseparabile compagno di tutti gli italiani. Ma attenzione, così come gli animali domestici tendono ad assumere il carattere dei proprietari, anche il pomodoro ha ereditato parte dell’anima turbolenta del conquistador spagnolo Hernán Cortés. Da cosa lo deduciamo? Sicuramente dal numero di nemici che ha trovato in Italia, per non parlare di quelli che lo hanno raggiunto dalle Americhe. In pratica, il pomodoro non va d’accordo con nessuno e litiga continuamente. Quali sono le sue vittime preferite? Iniziamo dai virus: quello del cetriolo, quello dell’avvizzimento maculato, il virus Y della patata e anche quello dell’erba medica. Passiamo ai batteri: Xanthomonas campestris , Pseudomonas syringae, Clavibacter michiganensis subsp.[tondo, non corsivo] michiganensis, Pseudomonas corrugata. Per non parlare dei funghi: il pomodoro combatte con l’oidio, la peronospora, l’alternariosi, la tracheomicosi e tante altri. Anche con gli insetti non va d’accordo: in Europa ha trovato afidi, il ragnetto rosso, vari bruchi di falene e i tripidi. Lo hanno raggiunto dall’America gli aleurodidi, alcune cimici e i terribili minatori fogliari. Vi sembra una guerra improba? Vi sembra che il povero pomodoro subisca troppo? No, cari amici, come dicevo, questa pianta assomiglia nel carattere al famigerato Hernán Cortés, che sicuramente litigava molto, ma si sapeva difendere bene. I suoi tessuti verdi sono infarciti di veleni (la solanina, una sostanza contenuta in tutte le piante solanacee) che intossicano i suoi nemici; le foglie e gli steli sono ricoperti di peli che non permettono agli insetti invasori di deambulare e sferrare possenti colpi di mandibole.

gazpacho-cetriolo-cipollotto-pomodoroUna produzione intensiva

C’è però da dire una cosa: anche se ha un pessimo carattere, il pomodoro è squisito, assomiglia a quelle rock star capricciose, ma di indubbio talento. E questo talento riempie le tavole degli italiani. Pensate che a luglio, tra capresi, pizze, pasta al pomodoro e altre prelibatezze consumiamo la bellezza di 76.400.000 tonnellate di frutti. Per produrre un tale quantitativo, l’agricoltore tradizionale è costretto a coltivare in modo intensivo con piante molto fitte e con un uso massiccio di fertilizzanti provocando drastico indebolimento della pianta, che perde il suo animo gagliardo (vi ricordo la lista dei nemici che non vedono l’ora di prendersi la rivincita!). E allora ecco che l’agricoltore, per difendere il suo beniamino, deve spruzzare ingenti quantità di insetticidi. In agricoltura convenzionale ne vengono usati talmente tanti che il pomodoro è tra i vegetali con più residui chimici.

La risposta del bio

Come fare? In agricoltura biologica si opta per una strategia a mio avviso molto intelligente: lasciar sfogare l’animo peperino del pomodoro. E lo si fa cercando di dare il giusto spazio vitale ad ogni pianta e coltivando le varietà con il carattere più turbolento. E se, nonostante il vigore della pianta, i nemici avanzano, allora l’agricoltore biologico ha a disposizione una serie di preparati che, da una parte, frenano l’orda dei nemici e, dall’altra, si degradano velocemente rispettando la biodiversità e lasciandolo libero di esprimersi al meglio nei vostri piatti.

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