I nitriti e i nitrati nella nostra alimentazione
Sono farmaci che salvano vite umane perché dilatano le coronarie occluse, ma anche esplosivi (la polvere da sparo è fatta con nitrati e la dinamite con nitroglicerina) che seminano morte. Sono concimi che aumentano le rese in campo, ma anche sostanze inquinanti che danneggiano l’ambiente.
Sono conservanti che contribuiscono alla sicurezza alimentare, ma possono anche essere nocivi se ne ingeriamo troppi.Per questa loro ambivalenza – degna del dottor Jekyll e di Mr. Hyde – suscitano perplessità tra i consumatori e autorizzano alcuni a magnificarli, altri a demonizzarli.
Penso che valga la pena di fare chiarezza a riguardo, ricorrendo ai dati scientifici disponibili, ma anche al buon senso.
Un po’ di chimica spicciola
Nitrati e nitriti sono sali, come lo sono i cloruri (il cui rappresentante tipico è il cloruro di sodio, il comune sale di cucina), i carbonati e i fosfati che, come sali di calcio, sono componenti delle ossa.
In passato l’uomo per le sue necessità (concimazione, conservazione della carne, produzione di polvere da sparo) usava i nitrati che erano presenti in giacimenti (localizzati per lo più in India e nell’America meridionale) oppure quelli che produceva facendo decomporre – nelle cosiddette nitrerie – letame o altro materiale organico in presenza di ceneri. In caso di necessità sfruttava anche le efflorescenze, fatte di salnitro, che affiorano dalle pareti e dai pavimenti umidi.
Oggi i nitrati si ottengono industrialmente facendo reagire l’ossigeno con l’ammoniaca prodotta per sintesi dall’azoto atmosferico sotto l’azione di elevate temperature e pressioni (processo Haber-Bosch).
Gli effetti sul nostro organismo
I nitrati e i nitriti non vanno criminalizzati a ogni costo. Secondo recenti ricerche, nel nostro organismo i nitrati, dopo essersi trasformati in un composto più semplice (l’ossido nitrico), esplicherebbero molteplici effetti benefici, quali la prevenzione delle infezioni e delle malattie vascolari, la protezione dello stomaco, il miglioramento delle prestazioni sportive. Ciò spiegherebbe perché il nostro corpo provvede a produrne da sé una certa quantità.
Da criminalizzare, semmai, sono gli eccessi nell’assunzione di queste sostanze che attualmente tende a superare il limite di sicurezza rappresentato dalla cosiddetta DGA (Dose Giornaliera Ammissibile). La DGA è stabilita dalle autorità in base ai dati tossicologici disponibili e rappresenta la dose massima che una persona, in base al peso, può assumere nella dieta giornalmente, anche per tutta la vita, senza rischi individuabili allo stato attuale delle nostre conoscenze. La DGA, riferita a 1kg di peso corporeo, è pari a 3,7 mg per i nitrati e 0,07 mg per i nitriti. Pertanto, stando a questi valori, una persona che pesa 70 chili non dovrebbe assumere più di 259 (= 3,7 x 70) mg di nitrati e di 4,9 (=0,07 x 70) mg di nitriti al giorno.
Attualmente, con una dieta equilibrata, si ingeriscono in media circa 149 mg di nitrati, la metà della DGA, ma, come vedremo tra poco, c’è il rischio di andare oltre questo limite. L’apporto maggiore (70-80%) di queste sostanze è dato dai prodotti vegetali, soprattutto dagli ortaggi. Quantità minori provengono dall’acqua e dagli alimenti in cui queste sostanze sono presenti come additivi. Purtroppo il contenuto in nitrati e nitriti di tutte e tre le fonti è molto più alto che in passato. Cerchiamo di capire perché.
La presenza nei prodotti vegetali
L’uomo ha da sempre ingerito nitrati e nitriti con l’alimentazione. Ma in passato si trattava di piccole quantità che provenivano quasi del tutto dal consumo dei prodotti vegetali di cui queste sostanze, è bene sottolinearlo, sono componenti naturali.
Con l’avvento dell’agricoltura industriale, le quantità di nitrati e nitriti ingerite sono aumentate notevolmente perché il loro contenuto nei prodotti vegetali, e in special modo negli ortaggi, è molto più alto che in passato (quello dei nitrati può essere anche più del doppio) per effetto delle abbondanti concimazioni con nitrati di sintesi.
I livelli più elevati di nitrati si riscontrano nella rucola, nelle verdure a foglia larga insalata, scarola, spinaci, bieta) e in tuberi come il sedano-rapa, la rapa e il ravanello. Per dare un dato, 100 grammi di spinaci, nei casi estremi, arrivano a contenere 300 mg di nitrati, una quantità che già da sola supera la DGA. Ciò ha spinto l’Unione europea a fissare per alcuni ortaggi limiti massimi di tolleranze.
Va precisato che dalle nostre parti il rischio che negli ortaggi si arrivi ai livelli estremi di nitrati è da temere soltanto per le colture invernali e sotto serra. Infatti, in queste condizioni le piante non utilizzano al meglio i nitrati che assorbono dal terreno a causa della scarsità di luce e li accumulano al loro interno.
La presenza nell’acqua
L’acqua, se incontaminata, non contiene nitrati e nitriti. Purtroppo, però, l’acqua che ora beviamo è spesso inquinata da queste e da numerose altre sostanze, sia per effetto delle pratiche agricole (i nitrati usati come concimi vengono dilavati nel terreno dalle piogge e dalle acque di irrigazione, andando ad inquinare le falde) che per gli scarichi industriali e civili. Ma, nonostante l’inquinamento, l’acqua viene dichiarata potabile se il contenuto di sostanze inquinanti è al di sotto dei limiti fissati dalla legge (per i nitrati: nelle acque minerali 45 mg/litro, 10 mg/l se destinate ai bambini; nell’acqua del rubinetto 50 mg/ litro; per i nitriti: 0,5 mg/l).
Un consiglio a chi beve acqua minerale: leggete l’etichetta e scegliete quelle con nitrati assenti o presenti al di sotto di 10 mg/l. In tal modo non solo evitate di ingerire nitrati ma bevete anche un’acqua poco o per nulla inquinata da altre sostanze, dato che la presenza di nitrati nell’acqua è un buon indicatore del suo stato di contaminazione.
La presenza come additivi negli alimenti conservati
Con i codici europei E 249 (nitrito di potassio), E 250 (nitrito di sodio), E 251 (nitrato di sodio), E 252 (nitrato di potassio) sono utilizzati come additivi nelle carni conservate e, limitatamente ai nitrati, in alcuni formaggi.
Bisogna dire che, grazie al loro impiego, è stato sconfitto il botulismo, una patologia molto grave non infrequente ai tempi dei prodotti conservati di produzione artigianale. Responsabile di questa malattia è un batterio, il Clostridium botulinum, il quale trova le condizioni ideali di sviluppo in assenza di ossigeno e in presenza di acqua, circostanza che si può verificare negli alimenti conservati in contenitori chiusi ermeticamente.
Altri vantaggi, derivanti dall’impiego di questi additivi, sono di natura organolettica e riguardano la conservazione del colore della carne e l’esaltazione dell’aroma.
Tengo a sottolineare che, se la qualità della materia prima è eccellente e il processo produttivo è ineccepibile, l’industria alimentare potrebbe limitare e, in alcuni casi, anche fare a meno di questi conservanti per gran parte dei prodotti. Lo prova il fatto che già sono disponibili in commercio alcuni salumi che ne sono privi.
Dei nitrati impiegati come conservanti non c’è da preoccuparsi tanto, perché la quantità massima che per legge può contenere una porzione di 50 grammi di carne conservata, può superare di poco i 10 mg, molto al di sotto della DGA. Destano invece preoccupazione i nitriti, perché negli stessi 50 grammi di carne conservata se ne possono trovare quantità abbastanza elevate (fino al 30% della DGA per E 249 e al 70% per E 250).
Voglio lamentare, a questo riguardo, una mancanza di trasparenza nelle informazioni riportate in etichetta. La legge dà facoltà al produttore di aggiungere i nitriti, secondo le sue necessità, fino a una soglia di 150 mg/chilo di prodotto e con un residuo nel prodotto finito di 50 mg per E 249 e 100 mg per E 250. Gli impone inoltre di riportare in etichetta quale dei due additivi ha usato, ma non la quantità che ha aggiunto. In tal modo il consumatore non può sapere quanto nitrito ingerisce. Si tratta, purtroppo, di un problema che riguarda tutti gli additivi e che andrebbe risolto al più presto, almeno per quelli riconosciuti nocivi.
Meno nitrati/nitriti con i prodotti biologici
Le pratiche dell’agricoltura biologica e biodinamica – divieto di impiego di nitrati di sintesi come concimi e ricorso a oculate concimazioni organiche, sovescio, preservazione dell’humus-, se attuate con professionalità, comportano un accumulo di nitrati nelle piante notevolmente inferiore, anche meno della metà, a quello che si riscontra nelle piante coltivate convenzionalmente.
Per quanto riguarda l’uso dei nitrati e dei nitriti come conservanti, nei prodotti biologici sono permessi soltanto E 250 e E 252, limitatamente ai prodotti conservati a base di carne. Inoltre, la quantità massima permessa, 80 mg/chilo di prodotto, è inferiore a quella permessa nei prodotti convenzionali.
Se vuoi ricevere la tabella con il contenuto in nitrati degli alimenti più comuni scrivi a redazione@valorealimentare.it
Come evitare i rischi da eccessiva ingestione di nitrati?
Consumare ortaggi molto freschi. La perdita della freschezza si accompagna alla trasformazione dei nitrati nei più temibili nitriti*.
Preferibili ortaggi biologici e biodinamici. Sono più poveri in nitrati.
Fate succhi e frullati al momento di consumarli. Nel tempo, i nitrati presenti si trasformano in nitriti*.
Evitate le foglie più vecchie, i gambi e le coste. In queste parti c’è maggiore accumulo di nitrati.
La raccolta dall’orto va fatta al tramonto. È il momento in cui il contenuto in nitrati è minimo.
*La trasformazione è dovuta a batteri.
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Finalmente un articolo che racconta la verità sui nitriti e nitrati e mi fà piacere quanto si mette in evidenza che se la materia prima è di qualità e vengono rispettate le norme igienico sanitarie non servono i conservanti e aggiungo non solo…Grazie e speriamo che i consumatori si svegliano ,per far campiare rotta all’industia alimentare(la saluta è un bene prezioso che ne si compra e nemmeno si vende).Saluti Nandino
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illuminante,chiarissimo e pratico.grazie!
Complimenti per l’articolo….
Ho letto questo articolo con la massima attenzione, come si vede, lo siete anche voi; il vostro sito è veramente interessante e molto utile. vedo che anche la chiarezza esposta negli argomenti permette di assimilarli al meglio; inoltre trovo che siano anche molto relistici e razionali.
Voglio ringraziare il dottor Giannattasio per quest’articolo che mi ha chiarito molte idee (quanti falsi miti circolano in rete!). Lo ringrazio anche per la sua guida sugli additivi che mi aiuta nelle compere al supermercato. Vorrei chiedergli se può scrivere sulla rivista un articolo sui pesticidi che interferiscono con l’attività degli ormoni sessuali. Di lui mi fido. Grazie
#Gentile Francesca, grazie della fiducia (ma che responsabilità!). A proposito della guida sugli additivi, la informo che se Lei invia la sua mail alla casa editrice (info@laratro.net) Le sara inviato gratuitamente l’aggiornamento sugli additivi (nuove prove di tossicità, nuovi alimenti in cui sono permessi, riduzione della DGA) che viene fatto in continuazione. Attualmente l’EFSA sta rivedendo tutti i coloranti e quindi sta aggiornando le DGA in base ai lavori scientific9i pubblicati e revisionati. Lo stesso invito vale per tutti coloro che hanno comprato il libro. Per quanto riguarda l’articolo sui pesticidi disregolatori dell’attività ormonale sessuale dovrà attendere un po’ perchè il timone della rivista è già deciso per quest’annata. Per accontentarla proverò a scrivere qualcosa sul blog. Cordialmente Matteo Giannattasio
COME SI FA RIENTRARE DALLA FINESTRA UN ADDITIVO TOSSICO CHE ERA STATO CACCIATO PER LA PORTA. Fino al 2000, il tiabendazolo rientrava nella classe degli additivi con la sigla E 233. Era permesso, come conservante per il trattamento superficiale degli agrumi e delle banane per impedire lo sviluppo di muffe. In quanto additivo doveva essere dichiarato nell’etichetta delle confezioni di frutta. Data la sua elevatissima tossicità, l’uso di questa sostanza come additivo fu vietato. Una recente legge ne permette di nuovo l’uso per il trattamento superficiale della frutta, non come additivo ma come pesticida. Poichè i pesticidi non vanno dichiarati in etichetta non sapremo mai se la frutta che compriamo sia stata trattata o no col tiabendazolo. I residui nella frutta saranno sicuramente al di sotto dei limiti di legge, ma perchè il consumatore non deve essere informato? Fortunamente nel biologico il tiabendazolo è proibito.
Su un numero da poco uscito della prestigiosa rivista scientifica “The Lancet Oncology” (vol. 12, 4, pp. 328-328, 2011) viene riportato che due coloranti di largo consumo, il caramello ammoniacale(E 150c) e il caramello solfito ammoniacale(E 150d) contengono il 4-metilimidazolo, una sostanza nota per causare diverse forme di cancro nelle cavie (Natl Toxicol Program Tech Rep Ser 2007; vol. 535, pp. 1-274). Questi due coloranti sono presenti in bevande di colore marrone scuro di largo consumo. Se volete evitarli, occhio all’etichetta. Nel biologico questi e tutti gli altri coloranti sono severamente proibiti.
[...] Nitrati & Nitriti suggerisco la lettura di questo articolo di Valore [...]