Mai più uova alla diossina. Serve una nuova agricoltura.
Lettera al direttore del Corriere della Sera, pubblicata sul Corriere della Sera di mercoledì 19 gennaio 2011
Caro direttore,
l‘epidemia di mucca pazza, poi i polli e i suini alla diossina in Belgio, la mozzarella sempre alla diossina in Italia e poi quella blu contaminata da batteri proveniente dalla Germania, ora le uova e i maiali alla diossina ancora dalla Germania.
Una storia di scandali alimentari legata alla produzione dei prodotti animali che sembra non aver mai fine. E non avrà fine fino a quando si considereranno gli animali da allevamento come macchine biologiche produttrici di alimenti e “pattumiere” viventi per riciclare scarti sotto forma di mangimi.
Questi scandali non sono altro che la punta di un iceberg di immani dimensioni. Qualche dato che deve far riflettere chi di dovere. Il 40% degli antibiotici prodotti dalle industrie farmaceutiche va a finire negli allevamenti. Sono farmaci che servono a curare le tante e frequenti malattie che insorgono perché gli animali sono tenuti prigionieri e alimentati in maniera squilibrata per far loro produrre molto di più di quanto è nelle loro capacità fisiologiche. Ma non solo, sono somministrati agli animali anche come integratori per farli crescere più velocemente e con una minore razione alimentare. L’esistenza di un fiorente commercio illegale di estrogeni di sintesi, anabolizzanti e sostanze dopanti per impiego zootecnico, e di macelli clandestini, di cui di tanto in tanto, grazie all’encomiabile attività dei carabinieri del NAS della magistratura, se ne ha prova. Mucche da latte che vengono mandate al macello dopo nemmeno 5 anni di vita perchè costrette a produrre molto più latte di quanto sono in grado di dare.
Quest’ultimo scandalo ha mobilitato l’opinione pubblica tedesca e ha spinto trecento esperti ambientali e docenti universitari di diverse discipline alla redazione di un manifesto per “ l’abbandono degli allevamenti massivi e per la conversione ad una agricoltura ecologica-sociale”. Per sottoscrivere il manifesto, la popolazione ha tempo fino al 22 gennaio, giorno in cui ci sarà una manifestazione popolare a favore di un modello di produzione che non crei danno all’ambiente, non attenti alla salute umana e salvaguardi i diritti dei contadini docunque essi operino.
Un’iniziativa encomiabile, ma tengo a evidenziare che da più di un decennio gli agricoltori biologici e biodinamici seguono il regolamento dell’Unione europea che si ispira ai principi del rispetto del benessere degli animali, della salvaguardia dell’ambiente e della tutela della salute degli agricoltori e dei consumatori.
Concludo con un riferimento a quanto riportato dal Corriere della sera di sabato 15 gennaio, (“Cibi adulterati, sparita la legge: non è più reato”). Si evidenzia che, per effetto della procedura taglia-legge, la legge sulla tutela degli alimenti numero 283 del 30 aprile 1962 è stata abrogata e quindi chi si macchia di reati che vanno contro tale tutela non è più perseguibile. Stando così le cose, l’aspettativa dei consumatori è quella che si provveda immediatamente affinchè si possano condannare i malfattori che attentano alla nostra salute producendo e distribuendo cibo nocivo.
[...] squilibrata per far loro produrre molto di più di quanto è nelle loro capacità fisiologiche scrive in una lettera al Corriere della Sera Matteo Giannattasio, docente di Qualità degli alimenti all’Università di Padova e direttore [...]