Intervista ad Alessandro Bergonzoni
Definirlo attore, scrittore o comico è riduttivo. Alessandro Bergonzoni sfugge davvero a qualsiasi classificazione. Forse quella che gli potrebbe calzare di più è “ricercatore interiore”.
Una ricerca che si esplicita attraverso il linguaggio, dove una parola richiama l’altra e dove l’utilizzo delle forme della retorica diventa un modo per dissacrare, rompere con i pregiudizi e i pensieri scontati, lasciandosi trasportare dal suono e dal significato delle parole. Quasi un lavoro filologico, il suo, e un grande lavoro di ricerca sul linguaggio per esprimere vita e pensiero.
Ma da dove nasce tutta l’energia che trasmetti non solo quando sei sul palcoscenico, ma anche quando dialoghi semplicemente con le persone?
Posso dire che fin da piccolo sono stato “posseduto” da un’energia più forte di me che mi ha spinto a fare le esperienze di cui avevo bisogno senza che in qualche modo riuscissi a controllarla. È qualcosa di esterno da me che ha guidato i miei percorsi professionali e personali.
Cominciamo parlando dei temi della nostra rivista. Che cos’è per te il biologico? È una moda, una scelta salutistica, una scelta di vita?
Per me è una scelta di ricerca, è un “mestiere dell’attenzione”, è una ricerca dell’essenza, del non spreco, di un’intelligenza dell’alimentazione.
Il problema del biologico è quello della complessità: per avvicinarsi bisogna capire, indagare, riflettere, perdere tempo. E oggi è più facile tagliare corto, classificare… Noi lavoriamo sempre sul tema del “facciamo in fretta”.
Ma quest’epoca è finita: dobbiamo tornare indietro o, meglio, “tornare avanti”: cominciare a fermarsi per muoversi, cominciare a vedere per andare oltre. Tutto questo è impegnativo. Chi ha bisogno di mantenere l’industria dell’alimentazione, un certo modo arretrato di concepirla, ha interesse a vestire anche il cibo di impossibilità (è impossibile mangiare più sano…) quindi la gente si spaventa. E la paura porta scompiglio, così le persone non si fermano, non pensano.
Come hai incontrato la medicina antroposofica?
Ho conosciuto alcune persone che lavoravano in questo ambito anche attraverso alcuni incontri organizzati per la Casa dei risvegli Luca De Nigris. Avevo già letto alcuni libri di Steiner che mi avevano portato a riflettere sul grande collegamento anima – corpo e spirito – uomo.
Sono molto stanco dei problemi “umani” delle persone. Mi interessa molto di più trascendere il dato reale, scientifico, per andare oltre. Si tratta di una ricerca interiore.
Mi fa piacere (attraverso la comicità, ma anche attraverso altre testimonianze) portare questo concetto di “analisi dell’inconcepibile”, che sicuramente l’antroposofia mi ha fatto capire. La meraviglia dell’inconcepibile: poter parlare d’altro.
È un problema di “alimentazione culturale”: ci rendiamo conto che determinata cultura produce tumori al pancreas della nostra intelligenza? Che quello di insano che noi stiamo ingurgitando nella cultura porta a delle malattie interiori che sono più gravi di quelle che ci può portare del cibo chimico, avariato o cancerogeno? Oggi siamo molto interessati all’aria, al cibo, ma non al cibo per la mente.
Tu hai la sensazione di “muovere le anime” quando ti esibisci in teatro?
La gente nei miei spettacoli ha un alibi: la comicità, la risata. Pensa, entra in altri mondi, usa la fantasia, però poi torna a casa credendo di aver risolto così i problemi. Finita la parte di spettacolo ci sono un’assuefazione e un ritorno alla vita normale.
La gente non cambia modello. La gente fa avvenire le cose solo quando irrompe nella vita qualcosa di forte: un tumore, una violenza, un tracollo economico. In questo ho rabbia e frustrazione: la gente ancora necessita di eroi o di esperienza per spingersi alla ricerca interiore. Quando invece faccio incontri pubblici negli ospedali o negli ex manicomi le persone si fanno toccare di più.
Dal tuo modo di vedere emerge l’esigenza di un ritorno all’essenzialità…
Più che altro un ritorno alla potenza interiore, alla scissione tra potere e potenza.
Il potere è dominio, controllo, abuso. La potenza è libertà, anarchia, arte, fantasia, metamorfosi e anima. Siamo abituati ad usare il potere o a subirlo.
Non c’è questa terza via che è l’uso della potenza, dell’energia. L’unica via è una rienergizzazione dei nostri canali essenziali: è l’oltre, la parte divina che è in noi. Non usiamo e non cerchiamo più questa potenza.
Invece siamo noi i detentori di miracoli, invenzioni, cambiamenti, di arte. Siamo moventi e depositari, referenti, produttori e riceventi di quest’arte.
Sicuramente l’unica strada è quella dell’essenza. Forse non è unico il modo di arrivarci, ma l’arrivo o la partenza sono unici e sono quelli della potenza, dell’energia.
Sono sconvolto da questo bisogno di dare categorie che c’è invece oggi: se pensi all’anima sei cattolico, altrimenti sei laico… È il dogmatismo che mi preoccupa.
La volgarità è quello che vediamo oggi: la mancanza di idee, di energia, il tutto messo a tacere da quello che si vede, da ciò che sembra.
Sei da anni testimonial della Casa dei risvegli “Luca De Nigris” di Bologna che si occupa di persone in coma. Qual è la cosa più importante che ti ha dato questa esperienza?
Lì ho voluto andare a vedere la necessità di interessarsi all’oltre non soltanto da danneggiati. Non sono mai entrato in coma o non ho mai avuto amici o parenti che hanno toccato questa esperienza. E oggi come oggi sembra che sia impossibile interessarsi ad una cosa che non ci tocca. Ma i temi profondi, non ci toccano anche se non ne siamo colpiti?
Abbiamo bisogno di essere bombardati in casa per capire l’11 settembre?
Non c’è un’occasione per andare a vedere” oltre”, ma te la devi cercare tu, e questa è stata l’occasione per il tema della rinascita, del risveglio che tocca ognuno di noi e non attraverso il risveglio dal coma, ma attraverso i risvegli che abbiamo in diversi momenti della nostra vita.
Ecco cosa mi ha permesso di fare.
Chi è?
Alessandro Bergonzoni nasce a Bologna nel 1958. Lunghissima la lista delle sue opere teatrali (che dal 1982 si succedono incessanti e vengono proposte nei teatri in Italia e all’estero) e degli spettacoli realizzati anche per la televisione e la radio. Ma Bergonzoni è anche scrittore (“Le balene restino sedute”, 1982, ; “Il Canto del Giallo”, 1993; “Il grande Fermo e i suoi piccoli andirivieni”, 1995; “Opplero, storia di un salto”, 1999; “Non ardo dal desiderio di diventare uomo finché posso essere anche donna bambino animale o cosa”, 2005) e pittore: nel 2008 ha inaugurato la sua prima personale d’arte a Napoli. Nel 2009 esce il suo ultimo libro, “Bastasse grondare”. www.alessandrobergonzoni.it
Lascia un commento »
Per inserire un commento compila il form sotto riportato.