Lo sport con la “S” maiuscola: una strada aperta verso il futuro
Una nuova stagione è alle porte
Le fredde giornate invernali hanno lasciato il posto ai colori ed ai dolci tepori della primavera, ma i frenetici ritmi di vita dei nostri tempi non cambiano. Dimentico del linguaggio e delle richieste del proprio corpo, l’uomo moderno sembra allontanarsi sempre più da se stesso e dalla propria libertà interiore. Le malattie cronico-degenerative che caratterizzano il nostro tempo ne sono la logica conseguenza.
La risposta della medicina accademica è senza dubbio efficace e si concretizza in un insieme di provvedimenti che hanno un solo nome: prevenzione.
La necessità di diventare consapevoli
E’ necessario però che l’individuo stesso diventi attore e interprete della “propria” prevenzione e non demandi sistematicamente ad altri la formulazione di soluzioni ipotetiche o di astratte linee guida. Nella revisione del proprio “stile di vita” può allora essere utile rimettere in moto il proprio corpo in armonia con la natura ed i suoi ritmi.
Già i nostri antenati della preistoria (come l’uomo di Cro Magnon) percorrevano da 40 a 50 chilometri al giorno, in parte a piedi ed in parte di corsa, erano eccellenti nuotatori e non disdegnavano gesti atletici (salti, capriole, etc.) che farebbero invidia a molti campioni olimpici attuali. Di contro le capacità di pensiero e di raziocinio di questi nostri progenitori erano pressocchè nulle. Poi il rapporto tra mente e movimento si è completamente invertito, anche se le ataviche e primigenie forze dell’uomo di Cro Magnon giacciono sopite in ognuno di noi, individui dell’epoca moderna. Queste forze, se consapevolmente riscoperte, sono a tutti gli effetti ricche di elementi terapeutici per prevenire e combattere le malattie del nostro tempo: la sindrome plurimetabolica, ad esempio, caratterizzata da obesità, diabete mellito di secondo tipo (cioè non insulino-dipendente, che insorge nell’età adulta), iperlipemia (accumulo di colesterolo e trigliceridi nel sangue) ed aterosclerosi (deposito di placche di grasso sulle pareti delle arterie).
Una alimentazione sbilanciata, spesso ipercalorica, ricca di cibi provenienti da animali intossicati e da colture avvelenate (uso comune di pesticidi, concimi chimici e diserbanti tossici della agricoltura convenzionale) gioca un ruolo importante nella genesi e nello sviluppo di queste malattie.
Il rispetto per la Terra come organismo vivente e per i regni della natura che la popolano è un valore che va riconquistato a caro prezzo.
Cosa c’è che non va
Si potrebbe dire che “l’uomo del metabolismo” ha la necessità di essere risvegliato con un atto di volontà, con un percorso di autoconoscenza che lo aiuti a migliorare sé stesso e il suo rapporto con gli altri. Un aiuto prezioso viene dallo sport vero, quello con la “s” maiuscola, che ognuno di noi può vivere e risvegliare. Contrapposto ad esso predomina oggi sui palcoscenici mediatici lo sport con la “s” minuscola, ove il movimento fisico viene praticato ripetitivamente e meccanicamente, in nome di interessi economici o per meri scopi estetici.
La strada per la risalita
Il risveglio avviene quando, attraverso la pratica sportiva ed il mutamento dello stile di vita, vengono riscoperti ritmi interiori che portano il praticante ad uscire piano piano dalla sua sfera egoistica, per aprirsi al mondo ed ai ritmi della natura in nome di ideali non più vincolabili alla sua individualità. Parlo del sottile piacere di condividere la fatica dello sforzo fisico e di una sana competitività con i compagni, che possiamo vivere nei cosiddetti “sport di squadra”. Oppure, nella pratica sportiva individuale, abbiamo la possibilità di vivere di più a contatto con la natura e di godere delle sue forme, dei colori e dei suoni che ci circondano.
Ideali sportivi come il sacrificio, il coraggio, la dedizione, la condivisione possono essere vissuti in pienezza e dare il loro saliente contributo ai processi di rivitalizzazione (e quindi di guarigione) del corpo.
Attraverso l’attività sportiva praticata, ogni atleta è portatore inconsapevole di forze di coesione umanitaria di enorme potenza. Basti pensare a come il calcio ed altri sport (come l’atletica leggera) coinvolgano i popoli di tutti i continenti del nostro pianeta.
La mia professione di medico sportivo mi permette di venire in contatto pressocchè quotidianamente non solo con le problematiche fisiche degli atleti, ma anche con la loro sfera emotiva che è molto forte e ricca.
Un’immagine interiore può a mio avviso ben simbolizzare questo calore: nel cuore di ogni atleta si cela uno scrigno di inestimabile valore. Esso contiene “ l’essere” dello Sport, quello con la “s” maiuscola cui accennavamo prima.
Qualche consiglio pratico
Le attività sportive che meglio svolgono una funzione preventiva nei confronti delle malattie legate alla sedentarietà sono quelle di tipo aerobico.
Il termine “aerobico” sta a significare il necessario intervento dell’ossigeno (che viene introdotto con la respirazione polmonare) nello svolgimento delle reazioni biochimiche responsabili della produzione di energia a livello muscolare.
Le attività sportive “aerobiche” sono più semplicemente quelle di resistenza, in cui cioè il gesto atletico viene ripetuto a lungo nel tempo. Esempi classici sono la corsa su distanze lunghe, il nuoto lento, il ciclismo e lo sci di fondo.
Per chi si avvicina per la prima volta a queste attività sportive è doveroso sottoporsi ad una visita medica di idoneità generica. Dopo i 50 anni di età è consigliabile anche qualche accertamento cardiologico, come per esempio un semplice elettrocardiogramma.
Un programma di minima prevede due sedute settimanali di trenta minuti ciascuna di attività aerobica. Chi non ha mai corso può iniziare con il cammino a passo sostenuto, passando gradualmente a tratti di corsa lenta di qualche minuto alternati al cammino (esempio: 2 minuti di corsa, 3 minuti di cammino per sei volte consecutive).
La guida per regolare l’intensità dello sforzo è rappresentata dalla frequenza cardiaca, facilmente rilevabile con i cardiofrequenzimetri in vendita nei negozi specializzati.
Occorre mantenere valori di frequenza cardiaca oscillanti dal 60 all’80% della frequenza cardiaca massima teorica. Quest’ultima è facilmente calcolabile sottraendo l’età del soggetto al numero 220.
Pertanto un individuo di 40 anni avrà una frequenza cardiaca massima teorica di 220-40=180 battiti al minuto. Il range di frequenze cardiache ottimali di lavoro aerobico saranno pertanto comprese tra 108 e 154 battiti al minuto.
Chi poi si appassiona può incrementare tempi e numeri di sedute facendosi consigliare da allenatori e medici sportivi.
Per i …“sedentari in sovrappeso” che non hanno mai praticato alcuna attività sportiva può essere utile, per cominciare ad incidere favorevolmente sul proprio stile di vita, acquistare un contapassi e cercare un “ritmo” di diecimila passi al giorno.
Insomma, non è mai troppo tardi per rimettersi in forma ed interrompere così un circolo vizioso (sedentarietà, sovrappeso, malattie metaboliche) che può accorciare la vita!

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