“Ideologia a tavola?” Risposta al Corriere della sera
Il direttore scientifico di Valore Alimentare, Matteo Giannattasio, replica all’editoriale “pro Ogm” di Dario Di Vico, apparso sulla prima pagina del quotidiano, martedì 24 agosto.
Leggendo l’articolo di cui sopra sono andato con la memoria ai miei lontani anni di liceo dove appresi delle fallacie dei sofisti, ovvero dei ragionamenti che questi filosofi solevano fare, in apparenza rigorosi e logici, ma in realtà per nulla validi e subdolamente ingannevoli.
L’articolista afferma che chi dice no agli Ogm è “ critico a prescindere” o uno che è convinto che “la tipicità delle nostre produzioni verrebbe inquinata da un orientamento pro ricerca”. Non specificando a quale tipo di ricerca si riferisce, lascia intendere che coloro che si oppongono agli OGM rifiutano la ricerca nella sua interezza e quindi il progresso che ne può conseguire. Insomma, varrebbe l’equazione: rifiuto degli Ogm = atteggiamento da retrogrado.
Un’accusa inaccettabile perché le persone prese di mira non sono affatto contrarie alla ricerca, ma pretendono che in tutti i campi, compreso quello agricolo, essa sia davvero apportatrice di nuove conoscenze e di un reale progresso dell’umanità. Se sono critiche nei riguardi della ricerca che è a fondamento della produzione delle piante geneticamente modificate da utilizzare in agricoltura, è perché hanno il sospetto che essa sia viziata dall’intento di accentrare produzione e vendita delle sementi nelle mani di alcune multinazionali (con relativo obbligo da parte degli agricoltori di comprarle pagando anche per i diritti di brevetto). Un sospetto fondato considerato che buona parte di tale ricerca è fatta proprio da queste multinazionali, direttamente o indirettamente attraverso cospicui finanziamenti ad istituti di ricerca pubblici e privati.
La contrarietà all’impiego delle sementi transgeniche nasce anche dalla convinzione che non si sia fatto ancora una ricerca approfondita, a lungo termine e sgombra da interessi di bottega, per accertare senza equivoci se l’introduzione degli OGM in agricoltura comporti rischi (riduzione della biodiversità, passaggio dei geni introdotti nelle piante geneticamente modificate alle colture non-Ogm tradizionali e biologiche e a specie spontanee per effetto della diffusione del polline), faccia scadere le qualità nutrizionali, causi la comparsa negli alimenti di nuove sostanze che potrebbero essere nocive per l’uomo e per gli animali da allevamento.
D’altra parte, chi si oppone agli Ogm in nome della bontà e della salvaguardia dei prodotti tipici ha delle buone ragioni per farlo, perché la filosofia attuale che sta dietro la produzione delle sementi geneticamente modificate non è di quelle che possano portare alla salvaguardia della tipicità, ma piuttosto all’omologazione delle produzioni (monocolture intensive, alti input di concimazioni azotate che aumentano sì le produzioni ma fanno scadere la qualità, nessuna attenzione per la fertilità del terreno, che è un fattore di qualità e di tipicità per effetto delle interazioni tra i microbi del suolo e le colture). In questa logica di globalizzazione non c’è spazio nemmeno per le varietà locali, che rappresentano una preziosa risorsa genetica e sono uno dei fondamenti della tipicità.
Un’annotazione storica. Le multinazionali che oggi producono e commercializzano le piante geneticamente modificate (Monsanto, Basf, Dupont, Syngenta, Bayer e qualche altra) sono esattamente quelle che in passato hanno prodotto i nitrati per fabbricare esplosivi, i gas nervini per uso bellico e l’agente arancio per la guerra del Vietnam.Sono anche le stesse che dall’avvento dell’agricoltura industriale in poi hanno prodotto e venduto a tonnellate pesticidi che, dopo essere stati impiegati per decenni, perché giudicati innocui dopo le canoniche “rigorose” prove di tossicità, sono stati ritirati perché rivelatisi tossici per l’ambiente e per l’uomo. Chi ci dice che con le piante transgeniche non possa succedere altrettanto perché le prove i innocuità per l’uomo e l’ambiente finora eseguite – che le multinazionali propagandano come rigorose – tali non sono? La diffidenza della gente ha nei riguardi delle piante geneticamente modificate e delle multinazionali che le producono non è dunque dovuto ad un atteggiamento “critico a prescindere”, come vuol far credere il nostro articolista, ma al buon senso e ad una sana prudenza. A pensar male…
L’articolista si chiede poi, retoricamente, “se un’economia che punta ad essere protagonista nel grande mercato del cibo possa pregiudizialmente chiamarsi fuori dalla ricerca e dalla sperimentazione”. Detta così sembra che in Italia non si faccia affatto ricerca in campo agricolo semplicemente perché non si lavora sugli OGM. Le cose non stanno in questi termini. Nei nostri laboratori universitari e istituti scientifici, nonostante l’atavica penuria di finanziamenti, si fa ricerca seria con l’intento di realizzare un’agricoltura sempre più ecosostenibile, di recuperare varietà antiche, di attuare la selezione partecipativa con l’aiuto degli agricoltori, di fare lotta biologica e ridurre così i trattamenti con pesticidi. Insomma si fa ricerca per avere un’agricoltura che costi sempre meno in termini di sfruttamento delle risorse energetiche e ambientali, che tuteli sempre di più la salute degli agricoltori e dia prodotti qualitativamente sempre migliori.
L’articolista, ancora retoricamente, si chiede “se una economia che punta ad essere protagonista del grande mercato del cibo possa pregiudizialmente chiamarsi fuori dalla ricerca e dalla sperimentazione. L’ormai leggendario pomodoro di Pachino, sostengono i filo-OGM, è nato in un laboratorio israeliano e poi piantato in Italia perché qui c’erano le condizioni ottimali per il successo della coltivazione ”. Chi legge è portato a pensare che il Pachino sia nato da una sperimentazione OGM, il che non è, dato che è venuto fuori grazie ad un lavoro di miglioramento genetico tradizionale.
Un’ altra affermazione che merita di essere commentata. “Se chiudessimo le frontiere a soia e mais (transgenico) non saremmo più in grado di produrre quei formaggi e quei prosciutti nelle quantità necessarie. È quindi quantomeno ipocrita sostenere che ci conviene restare lontani dalla ricerca…”. Sorvolo sull’ipocrita, ma non posso non contestare la sostanza dell’argomentazione. Al contrario di quanto si voglia far intendere con questa espressione, chi diffida degli Ogm implora la ricerca anche nella zootecnia, ma non quella che ha portato ad esasperare le produzioni attraverso un’alimentazione iperproteica del bestiame, prima con le farine animali (che hanno prodotto il disastro della mucca pazza) e poi con la soia transgenica. La ricerca che si vuole è quella che permette non solo di trovare fonti proteiche alimentari alternative alla soia e disponibili localmente, ma anche e soprattutto di coniugare produzione di alta qualità e benessere degli animali. Senza questa ricerca il bestiame continuerà ad ammalarsi e ad andare al macello prematuramente e il nostro paese diventerà sempre più schiavo della soia transgenica d’importazione.
Approfitto per dire qualcosa che interessa in particolar modo i consumatori.
Se fossero presenti anche nei supermercati italiani gli alimenti da organismi geneticamente modificati attualmente disponibili, non ci sarebbe nessuna convenienza a comprarli (non costerebbero di meno, non sono più nutrienti per stessa ammissione delle multinazionali che invocano il principio dell’equivalenza sostanziale, non sono più saporiti, non sono privi di residui di pesticidi). Si va già dicendo che la convenienza di consumare prodotti da OGM ci sarà a breve con l’arrivo di alimenti che, grazie alle modificazioni genetiche, saranno arricchiti in sostanze che prevengono o curano le malattie. E il prof. Umberto Veronesi dal canto suo, forte della sua autorevolezza di oncologo di chiara fama, sta già magnificato il “cibo vaccinante”, ovviamente transgenico, che dovrebbe arrivare a breve (Ma non c’è allarme. Basterà un’insalata, Corriere della sera del 23 agosto). La logica di questa propaganda è chiara. Dopo aver creato, con una pubblicità martellante pagata profumatamente da certe industrie alimentari, l’homo ipocondriaco (quello che ingerisce fibre per la stitichezza, latti fermentati addizionati per dire no al colesterolo, l’acqua che depura e rende belle le donne), il cibo ha smesso di essere nutrimento, voluttà per la gola e gioia di stare insieme a tavola, per diventare farmaco. Che tristezza! Io non sono una persona molto autorevole, ma da medico e agronomo, che per quarant’anni ha insegnato e fatto ricerca in una facoltà di Agraria, vi dico: state attenti. Arriverà anche il riso transgenico ricco di caroteni e il pomodoro che deborda di licopene e quant’altro ancora. Non lasciatavi ingannare, ricordatevi che la salute a tavola non si conquista facendo scorpacciate di quello o quell’altro alimento transgenico superdotato, ma seguendo una dieta variata ed equilibrata, fatta con alimenti genuini e privi di residui di pesticidi e di altri contaminanti. Ma ci è chiaro che cos’è la genuinità? Per me l’alimento, quello fresco, è genuino quando l’organismo che lo produce (pianta o animale) è messo nelle condizioni colturali ideali per esprimere al meglio le sue potenzialità e non quando è forzato, come nel caso della trasformazione genetica, a produrre qualcosa che, è proprio il caso di dire, non è nel suo DNA.
A chiusura voglio denunciare la tendenza dei media, che ormai sta diventando un’abitudine, di tacciare di ideologia chi non è a favore degli OGM. Ma dove sta l’ideologia se si reclama che si producano alimenti di qualità nel rispetto dell’ambiente, degli animali, dei contadini e ovviamente dei consumatori? Gli OGM sarebbero i benvenuti se potessero soddisfare queste istanze (e non fossero ovviamente dominate da logiche monopolistiche), ma per ora i benefici della loro introduzione sono tutti da provare e i rischi da valutare, compreso quello di espropriare ai contadini il diritto naturale alla proprietà dei semi, sono tanti. Per questo dicono no agli OGM importanti organizzazioni di agricoltori convenzionali e gli agricoltori che praticano con amore il metodo biologico e biodinamico per dare a noi tutti prodotti di qualità rispettando l’ambiente.
bellissimo articolo…… bravo matteo
…. a volte, ricordare può essere d’aiuto.
La talidomide è un farmaco che fu venduto negli anni cinquanta e sessanta come sedativo, anti-nausea e ipnotico, rivolto in particolar modo alle donne in gravidanza. Si trattava di un farmaco che aveva un profilo rischi/benefici estremamente favorevole rispetto agli altri medicinali disponibili all’epoca per lo stesso scopo (i barbiturici). Venne ritirato dal commercio alla fine del 1961, dopo essere stato diffuso in 50 paesi sotto quaranta nomi commerciali diversi, fra cui il Contergan.
Prodotto in forma di racemo, fu ritirato dal commercio in seguito alla scoperta della teratogenicità di uno dei suoi enantiomeri: le donne trattate con talidomide davano alla luce neonati con gravi alterazioni congenite dello sviluppo degli arti, ovvero amelia (assenza degli arti) o vari gradi di focomelia (riduzione delle ossa lunghe degli arti), generalmente più a carico degli arti superiori che quelli inferiori, e quasi sempre bilateralmente, pur con gradi differenti. da WIKIpedia
[...] This post was mentioned on Twitter by Piero Marsiaj, Valore Alimentare. Valore Alimentare said: “Ideologia a tavola?” Risposta al @corriereit. Valore Alimentare replica all’editoriale “pro #Ogm” di Dario Di Vico. http://bit.ly/9t5wCw [...]
bravo Matteo……non bisogna abbassare la guardia….purtroppo e chiaro, le posizioni pro OGM…..sono fortemente condizionate da interessi economici
concordo pienamente con l’accorata e competente risposta del dr. Matteo, mi dispiace che simili articoli “da ignoranti”, perchè questa è la dizione oggettiva di fronte alla reale complessità dei fatti, vengano ospitati dal Corriere delle Sera, altro mito che cade! Peccato! Siamo nell’anno della biodiversità, dovremmo poter leggere ben altri articoli per dare un futuro di vera speranza all’economia del nostro paese. La tutela della biodiversità italiana vale molto, molto di più economicamente, del livello attuale della ricerca sugli OGM. Retrogrado, nel senso letterale della parola, è l’articolista, che tra i vari paradossi dell’attuale modello di produzione alimentare massificato non sa che produciamo cibo per 14 miliardi di persone, siamo in 6,5 miliardi di persone e 2 miliardi non hanno da sfamarsi! Umiltà e buon senso portano avanti il progresso del mondo, non certo l’arroganza ignorante!
Un’altra argomentazione importante contro l’utilizzo di questi ogm è che producono raccolti sterili, ovvero le cui sementi non possono essere utilizzate per la continuazione del ciclo produttivo. Dunque a mano a mano che si utilizzano sementi ogm diventano indispensabili per effettuare produzioni agricole. Un po’ come una droga e non mi si dica che chi è contro la droga e automaticamente contro l’innovazione. Utilizzare sillogismi per affermare concetti preconfezionati può risultare un boomerang. Potremmo rispondere che se le sementi ogm si comportano come una droga per il terreno, chi sostiene gli ogm sostiene gli spacciatori.
Preg.mo Professore Giannattasio,
volevo esprimere il mio apprezzamento per l’articolo “Il no agli Ogm non è un rifiuto della ricerca” apparso oggi 28 Agosto, sul Corriere della Sera. Tra due settimane mi laureerò in scienze economiche e sociali presso l’università di Bolzano con una tesi sugli Ogm. Approvo le argomentazioni che utilizza. L’applicazione degli Ogm sarà fruttuosa e responsabile solo se una serie di fattori saranno adeguatamente considerati prima dell’introduzione: primo fra tutti la sicurezza a lungo termine per ambiente, persone e animali, l’impatto economico (e le considerazioni sulla regolamentazione dei diritti di proprietà intellettuali delle sementi), il giusto livello di capacità per l’ utilizzo da parte dei coltivatori, la possibilità di avere ricerche affidabili che partano dall’università o centri di ricerca indipendenti. Sotto quest’ultimo punto di vista bisogna fare particolarmente attenzione: attualmente, le multinazionali svolgono la gran parte delle ricerche sugli Ogm, ma sono anche le stesse compagnie più interessate alla commercializzazione. Alcune, come ad esempio Monsanto, sono già state più volte protagoniste di manipolazioni di dati, diffusione di false ricerche e occultamento di documenti interni prova di effetti negativi di alcuni prodotti biotech.
Gli Ogm sono una tecnologia di cui sappiamo ancora troppo poco, e su cui è necessario fare molti controlli e ricerche, per dare un consenso senza riserve, che consenta un utilizzo efficiente. E’ certo che questo richiederà tempo e denaro, ma potrebbe evitare conseguenze indesiderate, che ora non è possibile neanche prevedere. Noto dei segnali di pericolo nel dibattito sugli Ogm, soprattutto quando comportamenti che mirano a una scelta responsabile vengono accusati di essere ideologici, e quindi automaticamente posti al margine della discussione. Ritengo al contrario che quello della precauzione giustificata da un approccio scientifico e basato sulla sicurezza, sia un orientamento serio al problema. Sono convinto invece, che la vera ideologia sia quella di chi oggi si sbilancia in giudizi ottimistici, ed anche un po’ affrettati, in nome di un progresso, per il momento inesplorato, pieno di controversie e attualmente solo promesso.
Spero che tutte queste istanze, che Lei ha in modo chiaro ed efficace esposto nell’articolo, siano prese in considerazione nel dibattito politico sugli Ogm. Il coinvolgimento di tutti gli attori sociali coinvolti in questo cambiamento è fondamentale per indirizzare le possibili applicazioni future verso i bisogni e le esigenze dei consumatori e dei coltivatori; siano essi favorevoli o contrari agli Ogm tali applicazioni devono in modo imprescindibile prevedere sostenibilità ambientale e sicurezza del prodotto.
@Riccardo: Risponde il dott. Matteo Giannattasio
Gentile Riccardo,
grazie mille per gli apprezzamenti che sono per me uno stimolo ad andare avanti nel fare corretta informazione e nel denunciare i tentativi di mistificazione che, nell’ambito degli OGM, sono continui e sempre più difficili da arginare. Tutto quello che dice è esatto. Aggiungerei una considerazione che non vedo fare mai né in ambito accademico né in quello professionale. La considerazione è la seguente. L’agricoltura industriale, come è oggi concepita, si basa su questo principio: concimo le colture con nitrati così ottengo elevate rese, ma non mi preoccupo che l’eccesso dei nitrati nel terreno e poi nelle piante rende i terreni sterili (ma non importa, tanto li concimo), le piante suscettibili alle malattie (ma non importa, tanto le tratto con pesticidi) e porta ad una produzione qualitativamente scadente (ma non importa, tanto ricorro agli integratori). Il transgenico viene proposto per rimediare ad alcuni di questi effetti negativi perché vuole che il metodo rimanga quello che è, cioè ad alto input energetico e di concimi di sintesi, e con un impiego massiccio di pesticidi. Così si propongono le piante resistente ai patogeni, o agli erbicidi o più ricchi di sostanze benefiche. A mio avviso sarebbe molto più ragionevole agire sulla causa (cattive pratiche agricole) e non sugli effetti. Uno sforzo in questo senso viene fatto dall’agricoltura biologica e soprattutto da quella biodinamica, che dicono no alle concimazioni con nitrati di sintesi e a molti dei pesticidi in circolazione. Purtroppo non c’è la volontà politica di affrontare il problema alle radici perché alla fine vendere pesticidi e sementi geneticamente modificate conviene ai pochi potenti che lucrano, mentre la soluzione del problema alle radici converrebbe all’Ambiente, ai contadini ed alla gente comune, ma non a questi potenti che tirano le fila. Se non l’ha ancora fatto, la invito a leggere il mio articolo apparso su questo blog dal titolo Coltura della terra, qualità del cibo. Augurandole ogni bene, Matteo Giannattasio
Ma poi questa storia aggressivo-passiva che se non ci convertiamo agli OGM il mondo morirà di fame è veramente ridicola.
Il peggio è che magari quei tanti che non hanno o non capiscono gli interessi economici coinvolti in questa storia ci credono veramente, e ingenuamente.
Vorrei invitare chi sostiene questa stupidaggine a mangiare un terzo di ciò che mangia (tutta salute) e a non sprecare il cibo cucinando il doppio di quello che consuma effettivamente; a preparare dei corsi organizzativo-rieducativi per ristoratori in tal senso (ho lavorato nelle cucine dei ristoranti e mi sentivo male a vedere quanto ben di Dio veniva gettato ogni singolo giorno); a insegnare ai bambini piccoli l’importanza di ogni singolo boccone.
Voglio vedere poi se il cibo è abbastanza per tutti.
La storia è sempre la stessa: la mania di curare il sintomo invece della malattia.
Il sintomo, caro Di Vico, è un campanello d’allarme. Metterlo a tacere significa solo rimandare il disastro, e se possibile peggiorarlo.
@Giuseppe Sartoni: Gentile Giuseppe, al momento non è come lei dice perché i semi che sono prodotti dalle piante OGM oggi commercializzate sono fertili e possono essere seminati (in questo caso la multinazionale produttrice potrebbe far causa all’agricoltore che li semina se non paga i diritti di brevetto!).
In passato le multinazionali hanno provato a vendere semi OGM, che alla generazione successiva diventavano sterili (fu chiamata la tecnica Terminator); poi si sono accorte che l’avrebbero fatta grossa di fronte all’opinione pubblica e la tecnica Terminator è stata accantonata. Per il momento, questa tecnica è sempre lì a loro disposizione e potrebbe essere riesumata se l’opinione pubblica non sta all’erta. Cordiali saluti, Matteo Giannattasio
Il mio amico Paolo ha da poco superato i 25 anni, adora il cibo dai colori fosforescenti ed è convinto che la verdura faccia venire i brufoli. Davanti ad una delle rare insalate che son riuscita a fargli mangiare, rifletteva: “La natura sbaglia. Perchè fa crescere stagionalmente le arance in inverno, quando è in estate che ne abbiam bisogno?”. Lì per lì son rimasta un pò perplessa, ho farfugliato che la vitamina C presente in abbondanza nell’agrume ci protegge dalle influenze in inverno. Poi più decisa gli ho ricordato che la Natura non sbaglia.
Siamo veramente sicuri di voler comunicare alle giovani menti che con le leggi della natura possiamo fare tasto destro elimina cestino? l’OGM va spedito in questa direzione. Un Grazie a Valore Alimentare che continua a tenerci allerta.
Gli OGM sono utili solo a chi li ha inventati e a chi li commercia. Come al solito si “deve” lasciar credere che essi sono il progresso scientifico e che ogni idea contraria è frutto di culture retrograde. La realtà, che è sotto gli occhi di tutti ma che, forse per questo, pochi la notano, è che gli OGM sono tra le grandi speculazioni dei nostri tempi: produrre molto e senza alcuna garanzia per la salute pubblica e per la qualità dei cibi e per l’integrità e la salubrità dell’ambiente interessato. Tra l’altro, non c’è nel nostro Paese una politica adeguata, che garantisca il cittadino dalle invasioni di tali organismi.
posso solo dire: Grazie e… continuate, ce n’è bisogno
Dott. Giannattasio, la ringrazio di cuore per darci la possibilita’ di riflettere con cognizione di causa su questi temi. Queste riflessioni vanno diffuse il piu’ ampiamente possibile per non rischiare di vedere la vera informazione schiacciata dal rumore di fondo della propaganda commerciale.
Ancora un articolo del Corriere della Sera pro-OGM (Non “Blitz squadristi” ma Convegni: sugli OGM è piú avanti la Tanzania,di Franco Morganti, 27 agosto) che merita qualche commento. Nell’articolo si afferma che:
“Molti paesi, Usa in testa, li (il riferimento è agli OGM) stanno usando da decenni senza danni e con molti vantaggi di produttività”. “ Molti paesi”: in effetti, sono soltanto una decina i paesi che attualmente coltivano superficie apprezzabili del loro suolo agricolo con piante transgeniche (Stati Uniti in testa seguito da Argentina , Canada, Cina, Brasile e qualche altro). “Da decenni”:l e prime vere coltivazioni di piante transgeniche risalgono al 1994, quindi soltanto un decennio e mezzo fa. “Senza danni”: un periodo così breve non è sufficiente per valutare i danni cronici che possono insorgere nella popolazione a lungo termine. Se invece il riferimento riguardase l’ambiente, ci sono recentissime segnalazioni che in America la colza transgenica resistente all’erbicida glifosato sfugge dalle colture e diventa un’erba spontanea (quindi potenzialmente infestante e resistente all’erbicida) e, inoltre, che il gene della resistenza al glifosato inserito in questa colza passa per incrocio a piante spontanee affini alla colza rendendo così anche queste ultime resistenti al glifosato (Naturenews 6/8/2010). ” Con molti vantaggi di produttività”: i lavori scientifici finora pubblicati non hanno provato che le piante transgeniche siano più produttive di quelle corrispondenti convenzionali.
“In molti paesi in via di sviluppo c’è gente che con gli Ogm ha migliorato le prospettive nutrizionali”. Mi pare che il significato di questa frase, in verità piuttosto involuta, sia che le popolazioni dei paesi in via di sviluppo si aspettano che, quando potranno coltivare certe piante transgeniche al posto di quelle convenzionali , non avranno più a patire la fame e le malattie da carenze nutrizionali. Quindi si tratterebbe di una speranza, come lo era quella che suscitò la rivoluzione verde del secolo scorso e che andò delusa per molti dei paesi in via di sviluppo (che continuano a patire la fame). Se poi il riferimento è al riso arricchito in provitamina A tanto propagandato, allora basta il buon senso per capire che, piuttosto che investire tanto nelle ricerche biotecnologiche per fare un riso GM superdotato (i cui costi ricadrebbero sui paesi poveri se dovessero comprare i semi), sarebbe più conveniente per le popolazioni locali che si ricercasse affinchè esse potessero disporre (gratuitamente) di varietà convenzionali di riso e di alcuni ortaggi, come le carote, che fossero adatte alle condizioni pedo-climatiche e alle disponibilità/capacità tecnologiche del posto. In questo modo quella gente potrebbe cucinarsi un piatto più equilibrato dal punto di vista nutrizionale, e anche più gustoso, del semplice riso biotecnologico arricchito in provitamina A. Ve li immaginate, cari lettori, queste popolazioni povere costrette a consumare come unico cibo quotidiano un piatto di riso transgenico arricchito di provitamina A? Alla faccia della dieta variata ed equilibrata cui, secondo i dietologi, ogni persona avrebbe diritto per poter vivere in buona salute.
“La stessa Chiesa cattolica, per bocca di padre Gonzalo Miranda, ha espresso valutazioni positive di questo intervento biotecnologico quando inibisce la produzione di sostanze tossiche o ne rende altre più resistenti alla carenza di acqua o alla salinità di alcuni terreni,…”. Rimando il lettore a leggere l’articolo di padre Gonzalo Miranda (OGM e dottrina sociale della Chiesa, http://www.zenit.org) cui l’articolista fa riferimento. Le parole esatte di Padre Gonzalo sono state: “ …. credo che possiamo affermare che sono deprecabili gli interventi dell’uomo quando portano allo sconvolgimento, il danneggiamento o la menomazione degli esseri viventi e dell’ambiente naturale. Sono invece lodevoli quando si pongono come contributo di perfezionamento e miglioramento. In tal senso dovrebbero essere valutati gli interventi che mirano a inibire la produzione di sostanze tossiche da parte di alcune piante o di rendere le stesse piante più resistenti alla carenza di acqua o alla salinità di alcuni terreni…”. A mio avviso, da queste parole non traspare affatto un giudizio positivo per le piante geneticamente modificate, ma soltanto un invito a valutare se gli interventi dell’uomo sulla natura, compresi quelli biotecnologici che portano alla produzione degli Ogm, siano lodevoli o deprecabili. Quando leggo articoli del genere, mi chiedo sempre se siano frutto di ignoranza o di malafede.
P.S. Per mantenere vivo questo dibattito sugli OGM invito gli affezionati di questo Blog a intervenire e a segnalare articoli o dichiarazioni fatte da personaggi autorevoli (di cui prego di citare la fonte) riguardanti le piante OGM destinate al consumo umano. Sarà mia cura commentarli avvalendomi dei dati scientifici disponibili …. e di buonsenso (che ormai è virtù rara). Auspico anche che intervengano fautori degli OGM per esprimere le loro ragioni.
Vorrei segnalare alcuni articoi pro-OGM in questo Blog di Dario Bressanini: http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/category/ogm/
Non so se il professor Giannattasio lo conosce e se può essere interessante.
Saluti e grazie per tutto quello che fate
E’ di questi giorni la notizia che in Svezia un campo coltivato con una varietà di patata geneticamente modificata prodotta dalla Basf,, l “Amflora”, di cui è permessa la coltivazione,è risultato contaminato da un’altra varietà di patata geneticamente modificata, l’ Amadea, sempre della Basf, la cui coltivazione non è ancora permessa nell’Unione europea. L’ipotesi più probabile è che le due varietà di patata transgeniche siano state mischiate dalla stessa Basf per un errore umano. Quest’episodio segue la denuncia di ricercatori americani dell’Università di Arkansas riguardante la comparsa tra le erbe spontanee che crescono abitualmente lungo le strade di piante di colza geneticamente modificate per la resistenza ai diserbanti glifosato e glifosinato. Se si esclude che i semi da cui sono nate queste piante spontaneizzate di colza siano stati diffusi nell’ambiente deliberatamente, l’unica spiegazione è che tali semi siano sfuggiti da coltivazioni diffondendosi nell’ambiente. Questi episodi fanno temere che non sarà facile prevenire l’inquinamento delle colture convenzionali e biologiche non-GM.
Commento succintamente questi episodi dicendo:
1. se ci sono delle regole, queste vanno rispettate;
2. si impone una preventiva valutazione del rischio;
3. in generale, su questi argomenti vale il “principio di precauzione”.
Diversamente potrebbe venir meno la LIBERTA’ dei singoli uomini(agricoltori e consumatori). Non a caso Rudolf Steiner ha dato nei fondamenti dell’agricoltura biodinamica, per la concimazione del terreno, l’uso dei “preparati” (che ognuno può preparare da sé, con piante e produzioni aziendali) che rendono l’agricoltore indipendente e dunque libero. Io, personalmente, non vedo LIBERTA’ nelle imposizioni della tecnologia moderna al mondo agricolo (né in agricoltura, né in zootecnia).
Sul sito di Greenpeace http://www.greenpeace.org/italy/news/petizione-ogm-europa leggo che più di un milione di europei hanno firmato una petizione anti-OGM che verrà presentata alla Commissione Europea. Mi sembra una cosa positiva. C’è anche un link dove si può firmare. Speriamo serva a qualcosa.
A proposito del salmone geneticamente modificato. Undici senatori del Congresso degli Stati Uniti d’America, tra democratici che republicani, hanno inviato una lettera alla commissaria della Food and Drug administration (FDA) per sollecitare la ricerca di un metodo differente da quello finora usato per valutare la innocuità del salmone geneticamente modificato. Questo salmone, nel quale è stato introdotto il gene dell’ormone di crescita prelevato da una specie affine di pesce, rispetto al salmone normale cresce il doppio e più velocemente con un’alimentazione ridotta del 25%. Il suo impiego nell’alimentazione umana è in corso di valutazione da parte della FDA. Nella lettera i senatori affermano che il metodo finora usato dalla FDA è inappropiato e chiedono di “sospendere tutte le procedure in atto” affermando che la salute umana e l’impatto ambientale non sono stati rivisti pienamente e apertamente. Secondo i senatori “la FDA sta valutando questo pesce GM mediante le procedure che normalmente impiega per valutare un nuovo farmaco per gli animali, non per la creazione di un nuovo animale, specialmente di uno che si intende destinare al consumo umano. Chiaramente, ciò è inappropriato”. Lascio a voi, cari lettori, il commento.