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	<title>Valore Alimentare &#187; Qualità degli alimenti</title>
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	<description>biologico, alimentazione e salute</description>
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		<title>La bevanda che aiuta a ridurre il colesterolo</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Oct 2010 15:23:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimenti e salute]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosando, indagando...scoprendo!]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Giannattasio]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[colesterolo]]></category>
		<category><![CDATA[Frutta e verdura di stagione]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><div><a href="http://www.valorealimentare.it/nuovi-abbonamenti-2011/"><img src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/themes/marsiaj/img/valore366-2e-3.jpg" alt="Promo Natale Abbonamenti" title="Abbonati Ora a Valore Alimentare Magazine"></a></div></p>
Si tratta di una bevanda contenente latte scremato, fermenti lattici dello yogurt e fitosteroli (1,6 g per 100 ml). Questi ultimi sono sostanze di origine vegetale che attualmente l’industria ricava dagli scarti ottenuti dall’estrazione della cellulosa dal legno nel processo di produzione della carta. I fitosteroli hanno la proprietà di impedire l’assorbimento intestinale del colesterolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div><a href="http://www.valorealimentare.it/nuovi-abbonamenti-2011/"><img src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/themes/marsiaj/img/valore366-2e-3.jpg" alt="Promo Natale Abbonamenti" title="Abbonati Ora a Valore Alimentare Magazine"></a></div></p>
<h3><img class="alignright size-full wp-image-2453" title="inside-dietro-angolo" src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/uploads/2010/10/icona-inside.jpg" alt="" width="171" height="171" />Si tratta di una bevanda contenente latte scremato, fermenti lattici dello yogurt e fitosteroli (1,6 g per 100 ml).</h3>
<p>Questi ultimi sono sostanze di origine vegetale che attualmente l’industria ricava dagli scarti ottenuti dall’estrazione della cellulosa dal legno nel processo di produzione della carta.</p>
<p><strong>I fitosteroli hanno la proprietà di impedire l’assorbimento intestinale del colesterolo </strong>che si ingerisce con gli alimenti animali perché hanno una struttura simile.</p>
<p><strong>La bevanda contiene anche oligofruttosio</strong>, una fibra alimentare del gruppo dell’inulina che ha attività prebiotica (stimola la crescita di microrganismi della flora intestinale, come i bifidobatteri) e che si ricava per lo più dalle radici di cicoria, aromi di sintesi e ben otto additivi: addensanti (pectina, E 440; amido modificato di mais; gomma di guar, E 412); correttori di acidità (acido citrico, E 330; citrato di sodio, E 331; citrato di calcio, E 333) edulcoranti (aspartame, E 951; acesulfame K, E 950).</p>
<h3>La bevanda riduce davvero il colesterolo?</h3>
<p>Può avere un effetto benefico nelle modeste ipercolesterolemie causate dal consumo di prodotti contenenti colesterolo, cioè quelli animali (in primo luogo carne e formaggi).</p>
<p>Poiché gli alimenti vegetali non contengono colesterolo, si deve presumere che i vegetariani assoluti (i vegani), non traggano nessun beneficio dall’assunzione della bevanda.</p>
<p>Il suo consumo non deve comunque mai essere un alibi per abusare di prodotti animali. Questi alimenti, infatti, contengono non solo colesterolo, ma anche acidi grassi saturi &#8211; responsabili anch’essi dell’aumento della colesterolemia &#8211; sul cui assorbimento intestinale i fitosteroli presenti nella bevanda sono del tutto inattivi.</p>
<p><strong>L’etichetta del prodotto recita “la bevanda, insieme ad una vita attiva e ad una dieta equilibrata, aiuta a ridurre il colesterolo già dopo 3 settimane”. </strong>Ma, se c’è una modesta ipercolesterolemia dipendente da eccessi alimentari, una vita attiva e una dieta davvero equilibrata (tendenzialmente o del tutto vegetariana) potrebbero anche bastare da sole a ridurre il colesterolo.</p>
<p>È stato accertato che il consumo continuativo e in quantità quotidiane di 2-3 grammi di fitosteroli può portare ad una lieve riduzione dei carotenoidi nel plasma, cui si può ovviare includendo le 5 porzioni raccomandate di frutta e verdura e prediligendo quelle di colore verde scuro, giallo e arancio.</p>
<p><strong>Recita sempre l’etichetta che il prodotto “potrebbe non essere adatto alle donne in gravidanza, durante l’allattamento e per i bambini di età inferiore ai 5 anni”.</strong> Perché “potrebbe”? Un prodotto o è o non è adatto all’alimentazione…</p>
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		<title>Gelati: la dolce illusione</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 14:04:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enrico Zagnoli]]></category>
		<category><![CDATA[Qualità degli alimenti]]></category>
		<category><![CDATA[additivi]]></category>
		<category><![CDATA[biologico]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
		<category><![CDATA[gelati]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><div><a href="http://www.valorealimentare.it/nuovi-abbonamenti-2011/"><img src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/themes/marsiaj/img/valore366-2e-3.jpg" alt="Promo Natale Abbonamenti" title="Abbonati Ora a Valore Alimentare Magazine"></a></div></p>
Conosciuti fin dall’antichità, sono la delizia dell’estate. Ma la produzione industriale ne ha sacrificato la genuinità. Fino al 1630 non esisteva il commercio di gelato. Però lo si consumava da tempi immemorabili. Erano noti da secoli il sorbetto e la granita di cui andava ghiotto Alessandro Magno. Nerone preferiva il sorbetto: si narra che nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div><a href="http://www.valorealimentare.it/nuovi-abbonamenti-2011/"><img src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/themes/marsiaj/img/valore366-2e-3.jpg" alt="Promo Natale Abbonamenti" title="Abbonati Ora a Valore Alimentare Magazine"></a></div></p>
<h3><img class="alignright size-medium wp-image-2104" title="gelato" src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/uploads/2010/08/2008_23_qualita_gelato-bambino-245x300.jpg" alt="" width="245" height="300" />Conosciuti fin dall’antichità, sono la delizia dell’estate. Ma la produzione industriale ne ha sacrificato la genuinità.</h3>
<p>Fino al 1630 non esisteva il commercio di gelato. Però lo si consumava da tempi immemorabili. Erano noti da secoli il sorbetto e la granita di cui andava ghiotto Alessandro Magno. Nerone preferiva il sorbetto: si narra che nel 62 a.C. spedì centurioni sull’Appennino a procurargli neve da mischiare a miele e frutta. Marco Polo ritornò dall’Oriente provvisto di ricette di ghiaccioli. Quando Caterina de’ Medici divenne regina di Francia si portò a Parigi i suoi cuochi con le ricette fiorentine, sorbetti alla frutta compresi.</p>
<p>La prima gelateria al mondo aprì a Parigi nel 1630: era di Mr. Coltelli al “Café Procope”. Di lì si diffuse in tutto il mondo, fino in America.</p>
<p>La prima fabbrica di gelato aprì quindi a Baltimora negli USA nel 1851. Il primo stato produttore al mondo di gelati è la Pennsylvania negli USA. Gli Americani sono anche i principali consumatori di gelati al mondo (25,8 litri pro capite/anno) davanti a Neozelandesi (19 litri/anno) Svedesi (14,5 l). In Nigeria se ne mangiano un millilitro a testa all’anno. In Italia ogni anno 5,78 Kg pro capite.</p>
<h3>Il gelato industriale</h3>
<p>Dal Cafè Procope ad oggi, l’industria ha cambiato completamente le modalità di produzione del gelato. La base di tutto è l’emulsione: una miscela fra liquidi che teoricamente non si potrebbero mescolare, dispersi in forma di goccioline minutissime. Le emulsioni sono sistemi instabili poiché le goccioline, mescolate artificialmente, tendono a riunirsi formando uno strato liquido separato.</p>
<p>Il gelato è un’emulsione alimentare complessa perché riunisce ben quattro liquidi immiscibili e un gas: l’aria. L’instabilità del gelato è massima: per questo deve sempre stare sotto zero a temperatura costante. Scongelandolo, prima si sgonfia lentamente, poi si scioglie. Quando un gelato è sciolto ritorna allo stadio di partenza: il mix.</p>
<p>Mix è una parola industriale che indica la miscela degli ingredienti che compongono il gelato: dolcificanti, sali, grassi e proteine. Le percentuali degli ingredienti sono diverse a seconda della “formula” che viene impiegata per realizzare il gelato. Da ogni formula industriale si possono inventare diverse ricette con gli ingredienti più facilmente reperibili sul mercato; che è un eufemismo per dire a buon mercato.</p>
<p>Bilanciare gli ingredienti secondo i nutrienti (dolcificanti, sali, grassi, proteine) per ottenere la formula voluta è ormai diventato un mestiere specializzato: quello del formulista. Chi vi scrive l’ha fatto per anni affinandosi con sistemi di calcolo sempre più precisi, veloci ed automatici.</p>
<h3>Gli ingredienti a buon mercato</h3>
<p>E’ sintomatico che all’ingrediente originario, il latte intero fresco, si siano via via sostituiti succedanei a costo inferiore: latte scremato, latte magro in polvere reidratato, condensato, proteine del siero di latte come albumine, lattoglobuline, proteine della soia.</p>
<p>Analoga tendenza ha avuto il grasso del latte (la panna) sostituita oramai su larga scala dal burro (poche ditte), o da grassi vegetali induriti con idrogenazione elettrochimica.</p>
<p>Le ditte che impiegano panna esistono ancora, ma, prima di miscelarla, molte la “tracciano”, cioè “colorano” la crema con beta-sitosterolo, così da poter attingere ai finanziamenti Cee che mirano a ridurre le eccedenze di burro.</p>
<p>Diamo ora uno sguardo ai dolcificanti usati: la maggior parte dei gelati fabbricati oggi contengono dal 3 al 7 per cento in peso di sciroppo di mais (fruttosio e destrosio). Con questi sciroppi da mais idrolizzato le formule da mix sono diventate via via più “dolci” poiché questi zuccheri costano meno del saccarosio, dolcificano di più e sono più malleabili in fase di lavorazione. Per fabbricare questo tipo di sciroppi bisogna sciogliere il mais in vasche piene di enzimi: molti fabbricanti preferiscono impiegare enzimi idrolitici Ogm.</p>
<p>Miscelati tutti gli ingredienti alimentari, si omogeneizza il mix per impedire ai grassi di affiorare. Poi si pastorizza, si lascia riposare 20 ore a +4°C per poi raffreddarlo e montarlo a neve. Questa fase è detta freezing. Il segreto per fare un gelato gradevole, ricco di sensazioni soavi al palato sta in gran parte nell’aria che l’emulsione riesce a inglobare proprio durante il freezing. E’ solo in questa fase che si incorpora aria, secondo una formula detta dell’<a href="http://www.valorealimentare.it/05/08/2010/rubriche/a-misura-di-bambino/gelati-overrun/" target="_blank"><strong>overrun</strong></a>.</p>
<p>Quando il gelato è fatto lo si mette in cornetti di cialda, coppe, vaschette, stampi per torte e lo si congela immediatamente per due giorni a &#8211; 45°C.</p>
<p>Va sottolineato che la procedura industriale illustrata vale anche per la base dei cosiddetti gelati artigianali. Molti gelatai acquistano il mix dalle industrie e lo arricchiscono di coloranti, aromi e preparazioni industriali di frutta prima di passarlo al freezing in proprio.</p>
<h3>Un esercito di additivi</h3>
<p>I primi gelatai versavano il mix in un mastello immerso nel ghiaccio. Volendosi fare un buon gelato in casa, basterà impiegare del buon latte intero, della frutta assai matura e ben lavata, il tuorlo dell’uovo, dove ci sono le lecitine che emulsionano il mix di tutti gli ingredienti permettendo l’aumento di volume durante il raffreddamento. Ma se al posto degli ingredienti nobili volessimo sostituire i succedanei, il gelato alla fine non sta insieme e diventa un mattone ghiacciato.</p>
<p>Contro tale inconveniente esiste il rimedio: gli stabilizzatori, additivi per gelato industriale ed artigianale di qualità. Gli stabilizzatori si dividono in naturali e sintetici: possono derivare da alghe, come i carragenani, l’agar-agar; da batteri come gli xantani; da gomme vegetali; dalla buccia di frutti acerbi (pectine); da gelatine; da semi di legumi e arbusti come farina di guar o di carrube; oppure da cellulosa carbometilata, polidestrosio, polivinilpirrolidone etc.</p>
<p>La loro percentuale di impiego nel mix non eccede il 3 per mille. Percentuali maggiori guastano il prodotto: sembra di mangiar della sabbia.</p>
<p>A seconda del tipo di ingredienti e soprattutto della percentuale di overrun con cui si vuol gonfiare il gelato, i 48 stabilizzatori si suddividono in colloidi, gelificanti, addensanti, gomme: con termine poco ortodosso diremo in cementi .</p>
<p>Grazie ad essi ed agli emulsionanti mono e digliceridi degli acidi grassi, ai polisorbati, alle gelatine, al monostearato di sorbitano, agli esteri vari degli acidi grassi, il gelato convenzionale confezionato, per legge, si conserva ben due anni a -18°C.</p>
<p>Le industrie della chimica degli stabilizzatori hanno messo a punto molteplici cocktails di additivi specifici per sorbetti e gelati di ogni genere e gusto, adattati perfino alla tipologia degli agitatori nei tank industriali: senza tali additivi l’emulsione non si cementerebbe in un’unica soave leccata di illusione.</p>
<h3>Col gelato bio meno “illusione” ma più garanzie</h3>
<p>Nei gelati da agricoltura biologica, oltre all’assenza di pesticidi nella frutta e di antibiotici nei prodotti lattei, il consumatore ha la certezza di non incappare negli emulsionanti mono e digliceridi o esteri degli acidi grassi. Inoltre i coloranti sono vietati per intensificare i frutti (lamponi, fragole, mirtilli, cacao, caffè) come pure gli aromi artificiali e naturali sono vietati per rinforzare il gusto (niente di-acetile nello yogurtgelato, niente vanillina di sintesi nel fiordilatte). Inoltre sono completamente assenti i conservanti nelle preparazioni di frutta (per esempio purea di banane, fragole). Inoltre nel gelato a marchio Demeter sono vietati lo sciroppo di glucosio, di fruttosio, di mais, lo zucchero bianco raffinato, ogni emulsionante, tutti gli stabilizzatori tranne la farina di semi di guar, dai frutti di un alberello dell’Afghanistan.</p>
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		<title>Gelati: overrun</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 14:02:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[A misura di bambino]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Zagnoli]]></category>
		<category><![CDATA[Qualità degli alimenti]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><div><a href="http://www.valorealimentare.it/nuovi-abbonamenti-2011/"><img src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/themes/marsiaj/img/valore366-2e-3.jpg" alt="Promo Natale Abbonamenti" title="Abbonati Ora a Valore Alimentare Magazine"></a></div></p>
È il risultato di una formula, cioè il calo di peso dovuto all’aria incorporata dal mix per effetto del freezing. Se un gelato casalingo fatto con neve dà un overrun dell’8% di aria aggiunta, un gelataio artigianale oggi riesce ad incorporarne fino al 45% grazie ai freezers discontinui. La moderna industria utilizza macchine frigo continue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div><a href="http://www.valorealimentare.it/nuovi-abbonamenti-2011/"><img src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/themes/marsiaj/img/valore366-2e-3.jpg" alt="Promo Natale Abbonamenti" title="Abbonati Ora a Valore Alimentare Magazine"></a></div></p>
<p>È il risultato di una formula, cioè il calo di peso dovuto all’aria incorporata dal mix per effetto del freezing.</p>
<p>Se un gelato casalingo fatto con neve dà un overrun dell’8% di aria aggiunta, un gelataio artigianale oggi riesce ad incorporarne fino al 45% grazie ai freezers discontinui. La moderna industria utilizza macchine frigo continue a coltelli (ad ammoniaca o freon) che spingono l’overrun al 100%. In sostanza vuol dire che da un chilo di mix fatto di acqua, zuccheri, grasso, proteine e sali si ottengono oltre due litri di gelato confezionato.</p>
<p>Il business è così spiegato!</p>
<p>Ciò che non si spiega è invece perché più aria contenga un gelato, tanto più piace al palato: a livello di papilla gustativa i nostri sensi leccando “sognano” l’emulsione eterea di aria gonfiata.</p>
<p>Gli americani chiamano questa sensazione organolettica “illusion”.</p>
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		<title>Quando l’etichetta diventa ostica</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 13:54:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enrico Zagnoli]]></category>
		<category><![CDATA[Qualità degli alimenti]]></category>
		<category><![CDATA[additivi]]></category>
		<category><![CDATA[biodinamico]]></category>
		<category><![CDATA[biologico]]></category>
		<category><![CDATA[biossido di titanio]]></category>
		<category><![CDATA[demeter]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><div><a href="http://www.valorealimentare.it/nuovi-abbonamenti-2011/"><img src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/themes/marsiaj/img/valore366-2e-3.jpg" alt="Promo Natale Abbonamenti" title="Abbonati Ora a Valore Alimentare Magazine"></a></div></p>
ll confronto fra gli additivi autorizzati nell’alimentazione convenzionale, biologica e biodinamica certificata la dice lunga sulla scelta delle materie prime e sulla cura nei processi di trasformazione. L&#8217;additivo alimentare è per definizione una sostanza aggiunta intenzionalmente, a differenza del contaminante (residuo di pesticidi, farmaco, metallo in polvere) che vi si ritrova per sbaglio. Inoltre l’additivo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div><a href="http://www.valorealimentare.it/nuovi-abbonamenti-2011/"><img src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/themes/marsiaj/img/valore366-2e-3.jpg" alt="Promo Natale Abbonamenti" title="Abbonati Ora a Valore Alimentare Magazine"></a></div></p>
<h3><img class="alignright size-medium wp-image-1906" title="additivi" src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/uploads/2010/06/2008_22_qualita_etichette-additivi-prodotti-244x300.jpg" alt="" width="244" height="300" />ll confronto fra gli additivi autorizzati nell’alimentazione convenzionale, biologica e biodinamica certificata la dice lunga sulla scelta delle materie prime e sulla cura nei processi di trasformazione.</h3>
<p>L&#8217;<strong>additivo alimentare </strong>è per definizione una sostanza aggiunta intenzionalmente, a differenza del contaminante (residuo di pesticidi, farmaco, metallo in polvere) che vi si ritrova per sbaglio.<br />
Inoltre l’additivo si distingue dall’<strong>aroma</strong>, che è una sostanza isolata chimicamente o vegetale aggiunta per migliorare o intensificare i caratteri organolettici.<br />
Pur comparendo nella lista degli ingredienti,<strong> l’additivo non è un principio nutritivo </strong>perché non è consumabile normalmente di per sé. Anzi, di per sé non si riesce nemmeno a mangiarlo né berlo, poiché tossico, aggressivo, indigesto o perfino nauseabondo.<br />
<strong>La sua aggiunta nell’alimento fresco</strong> (per esempio: anidride solforosa ai fichi secchi permessa nel convenzionale, ma vietata nel biologico e biodinamico) o nell’alimento trasformato va sempre dichiarata in etichetta (con l’eccezione dell’acido sorbico, conservante della crosta dei formaggi teneri).<br />
<strong>La composizione degli additivi</strong> per il convenzionale è molto varia: esistono acidi antimuffa, grassi di bassa qualità per emulsionare, naftoli e derivati del petrolio per colorare, alghe e frutti per addensare, derivati della soia per legare l’acqua ai grassi, antischiumogeni per le macchinette distributrici di caffè, miglioranti per le farine raffinate, anidridi antimicrobiche, molecole sintetiche antiossidanti.<br />
Spesso la stessa famiglia chimica comprende sostanze naturali innocue vicino a molecole ricostruite in laboratorio o peggio ottenute da sottoprodotti industriali. E’ il caso della clorofilla E140, che colora di verde come il verderame, di clorofilla E141 od il verde brillante E142 (che è il sale sodico del nafto-fucsion-ammonium). O ancora dell’E-330 acido citrico, componente naturale degli agrumi, ma che per lucro si preferisce produrre sinteticamente dal mosto fermentato della barbabietola per cristallizzazione del citrato di calcio (con problemi notevoli di impurità).<br />
Altri antiossidanti utili per non far emergere l’irrancidimento di grassi mal conservati o di infima qualità sono il BHT (beta idrossi- toluene/toluolo, additivo per le vernici sintetiche) e BHA (beta idrossi anisolo, colorante per le benzine) (E 320-1), usati in certe gomme da masticare, negli olii, escluso quello di oliva, nelle patatine fritte chips. In tante bevande convenzionali, tipo i succhi di frutta senza frutta, l’acido benzoico e i benzoini (E 210-218) sostituiscono il processo di pasteurizzazione delle aranciate, che è più costoso del conservante.</p>
<h3>Più le materie prime lasciano a desiderare tanto più gli additivi fanno miracoli</h3>
<p>Perché li si impiega se a dosi ingenti provocano malanni?<br />
Il primo decreto italiano che ne ha stabilito l’uso ( n.101 del 31-3-1965 su G.U. 22/4/65) si riferiva al presupposto tecnologico di dover alimentare una popolazione mondiale sempre più estesa ed alla necessità di dover conservare i cibi dopo lunghissimi viaggi, mantenendoli sani fino alla tavola del consumatore.<br />
Dal 1965 al 2000 questo concetto si è riassunto in uno slogan: globalizzazione dei mercati.<br />
<strong>Dalle intenzioni iniziali dei legislatori alla pratica industri ale quotidiana si è giunti a molti eccessi che hanno fatto la fortuna delle industrie farmaceutiche e chimiche che fabbricano additivi.</strong></p>
<p>Eccone alcuni:</p>
<p>- sono in perfetto stato di salute, gli insaccati risultano di un <strong>colore pallido e poco appetibile </strong>che viene comunemente aggiustato aggiungendo a questo macinato i <strong>salnitri</strong> (E249-252) che li colorano di un bel rosso vivo.</p>
<p>- Aggiungere<strong> biossido di titanio</strong> (E171) al liquido di governo della mozzarella evita l’<strong>ingiallimento naturale</strong> dalla pasta filata che resterà di bianco candore come nella pubblicità.</p>
<p>- L’interesse del gelato industriale sta nel vendere aria incorporata all’emulsione: l’aria non costa nulla, l’acqua poco, gli altri ingredienti molto. Con gli stabilizzatori si “cementa” l’aria all’acqua gonfiandoli fino al 110% in volume! Legalmente.</p>
<h3>Solo 42 additivi nel biologico contro i 378 del convenzionale</h3>
<p>Poiché un certo numero degli additivi europei ammessi nell’alimentare è da decenni in odor di patogenicità presunta o accertata, alcuni vennero aboliti su insistenza delle associazioni di consumatori.<br />
Si pensi alla battaglia condotta da Anna Bartolini contro il famigerato E123 rosso antico cancerogeno, riuscendo a farlo abolire negli anni settanta dalla lista. Ancora oggi per molti additivi permangono dubbi. In controtendenza, il regolamento CEE 2092/91 all. VI ha stabilito che gli alimenti bio non possono avvalersi in fase di trasformazione che di 42 additivi (vedi tabella I).<br />
La grande maggioranza sono innocui o tollerabili sotto molti punti di vista. Ad esempio sono vietati tutti i coloranti eccezion fatta per E170, che è polvere di sasso (carbonato di calcio).<br />
Fra i conservanti è permesso l’acido lattico E270, mentre sono vietati i sorbati, i polifosfati, i benzoici. I tartrati sono innocui e gli ortofosforici tollerabili. La famiglia degli E dal 400 al 440i è utile per chi fa conserve vegetali, budini, confetture. Sono vietati i famigerati E470-471 mono-digliceridi degli acidi grassi, tanto amati dai panettieri, pasticceri, gelatati e produttori di margarina convenzionale. E’ invece permesso l’acido ascorbico (vit.C E300) per il pane e gli estratti di vitamina E (E306). Sono permessi l’acido citrico E330 e le lecitine di soia E322 potrebbero tecnologicamente essere sostituite dal tuorlo d’uovo (ma costa di più).<br />
Sono ammesse le atmosfere modificate. Purtroppo E249 nitrito di potassio e E251 nitrato di sodio sono stati pretesi dal Ministero delle Politiche agricole e della Sanità nel 2000 come additivi per i salumi bio, e ciò contro il parere unanime degli organismi del settore bio. Una revisione dei regolamenti ha reintrodotto nella lista degli additivi bio l’E220 per il solo vino.</p>
<h3>Solo 14 additivi nel biodinamico contro i 378 del convenzionale</h3>
<p>Per gli esperti in materia di trasformazione e conservazione degli alimenti è una grandissima soddisfazione leggere i disciplinari internazionali di trasformazione Demeter. Di primo acchito ci si meraviglia infatti della scarsità degli additivi ammessi nel conservare e facilitare i processi industriali o artigianali con cui trasformare le derrate biodinamiche fresche in cibi col marchio di qualità Demeter.<br />
Va da sé che limitando gli additivi, si precludono industrialmente taluni processi in voga nei moderni impianti ad elevata tecnologia. A tale riguardo riveste una importanza inestimabile la garanzia di alta qualità biodinamica offerta dai prodotti Demeter.<br />
Sui prodotti a marchio <strong>Demeter</strong>, infatti, sono categoricamente vietate l’irraggiamento con radiazioni ionizzanti (come nel biologico CEE); la fabbricazione con l’ausilio di piante ed animali geneticamente modificati, od impiegando additivi e coadiuvanti derivanti da OGM o derivati (come nel biologico CEE); il trattamento con gas per la sterilizzazione, conservazione, o per la lotta ai parassiti, o l’uso di ingredienti fumigati (eccezion fatta per l’impiego di anidride carbonica e azoto); il trattamento a microonde.</p>
<p><strong>Non è permesso aggiustare</strong> il gusto con l’aggiunta di aromi.<br />
Per esaltare un gusto si possono invece usare gli estratti puri delle piante, le erbe aromatiche, il sale grezzo o le spezie. I processi Demeter consentono solo metodi delicati, rispettosi delle forze intrinseche misurabili in laboratorio, proprie degli ingredienti biodinamici.<br />
<strong>Fra i grassi non troverete </strong>margarine o monodigliceridi o acidi grassi deidrogenati poiché i processi industriali per farli strapazzano le materie prime; idem per il latte al consumo diretto che non può essere ultrafiltrato, né omogeneizzato, né sterilizzato UHT; fra i dolcificanti non troverete ingredienti a base di zucchero di barbabietola o di sciroppo di glucosio.<br />
<strong>I prodotti da forno non contengono</strong> vitamina C e i succhi di frutta e i gelati alcun colorante, né tantomeno i salami conterranno nitriti o nitrati.<br />
<strong>Unica pecca è </strong>rappresentata dai vini: potrebbero contenere tracce di solfiti.</p>
<p>Per moltissimi additivi rimangono dubbi di cancerogenicità, per altri di teratogenicità, per altri di mutagenesi.<br />
Per un cospicuo numero v’è certezza di<strong> allergenicità</strong>. Prima di essere autorizzato, ogni additivo è stato sottoposto a prove tossicologiche (acute, croniche, rapide) per scongiurare effetti oncogeni (provocare cancro), mutageni (provocare modificazione dell’organizzazione genetica), teratogeni (provocare danni agli embrioni). Queste prove sono condotte su cavie anziché sull’uomo, non tengono conto delle reazioni crociate (cocktail fra conservanti, pesticidi, molecole aromatiche), né di controeffetti da accumulo o allergologici.</p>
<h4>Gli additivi alimentari sono consentiti dalla legge entro il limite della razione media giornaliera per kg di peso corporeo: in teoria un bambino di dodici kg ha una Rmg ridotta a un quinto rispetto alla madre di 60 Kg, mentre paradossalmente è il figlio a succhiare cinque volte più della madre i ghiaccioli alla fragola.</h4>
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		<title>Dentifrici: ma che ci mettiamo in bocca?</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 11:22:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosando, indagando...scoprendo!]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Giannattasio]]></category>
		<category><![CDATA[additivi]]></category>
		<category><![CDATA[dentrifici]]></category>
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La maggior parte dei dentifrici in vendita nei supermercati, oltre a contenere tensioattivi, è farcita di additivi (che l’etichetta non dichiara apertamente perché riporta la denominazione chimica dell’additivo, ma non il codice europeo corrispondente composto dalla lettera E seguita dal numero a 3 o 4 cifre). Ecco quanti ne ho trovati in un dentifricio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div><a href="http://www.valorealimentare.it/nuovi-abbonamenti-2011/"><img src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/themes/marsiaj/img/valore366-2e-3.jpg" alt="Promo Natale Abbonamenti" title="Abbonati Ora a Valore Alimentare Magazine"></a></div></p>
<p>La maggior parte dei dentifrici in vendita nei supermercati, oltre a contenere tensioattivi, è farcita di <strong>additivi </strong>(che l’etichetta non dichiara apertamente perché riporta la denominazione chimica dell’additivo, ma non il codice europeo corrispondente composto dalla lettera E seguita dal numero a 3 o 4 cifre).</p>
<p>Ecco quanti ne ho trovati in un dentifricio di largo consumo che si può acquistare sugli scaffali dei supermercati:  <em>sorbitolo</em> (è l’edulcorante E 420), <em>diossido di silicio</em> (E 552, sostanza che evita l’agglomerazione), <em>glicerina</em> (E 422), <em>cloruro di potassio</em> (E 508), <em>cellulose gum</em> (E 466, sale di sodio della carbossimetilcellulosa), <em>saccarina sodica</em> (E 954, edulcorante artificiale), <em>fosfato trisodico</em> (E 339, sale inorganico), <em>tocophenyl acetate</em> (antiossidante artificiale non permesso come additivo alimentare e quindi privo di codice europeo), <em>acido citrico</em> (E 330, regolatore di acidità), <em>sodio benzoato</em> (E 211, conservante), <em>BHT</em>, <em>butil idrossi toluolo</em> (E 321, antiossidante artificiale), <em>biossido di titanio</em> (CI 77891, un colorante bianco per uso cosmetico).</p>
<p>Dunque, ogni volta che ci si lava i denti con un dentifricio del genere, le mucose della vostra bocca vengono a contatto, oltre che con tensioattivi, con più di 10 additivi, tutti di sintesi. Nei negozi biologici potete trovare dentifrici che sono del tutto privi di queste sostanze.</p>
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		<title>Le nanoparticelle</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 11:04:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosando, indagando...scoprendo!]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Montanari]]></category>
		<category><![CDATA[nanoparticelle]]></category>
		<category><![CDATA[polveri antropiche]]></category>

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Anni fa, si era nel 1997, la dottoressa Antonietta Gatti fece una scoperta all’apparenza banale ma che sta sconvolgendo certi aspetti della medicina. Se io ingerisco qualcosa di piccolo, piccolo come un granello invisibile di polvere, e questo granello è inorganico, solido e non biodegradabile, non è affatto vero che lo elimino come si era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div><a href="http://www.valorealimentare.it/nuovi-abbonamenti-2011/"><img src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/themes/marsiaj/img/valore366-2e-3.jpg" alt="Promo Natale Abbonamenti" title="Abbonati Ora a Valore Alimentare Magazine"></a></div></p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-513" title="a-tavola" src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/uploads/2009/12/a-tavola.jpg" alt="a-tavola" width="270" height="142" />Anni fa, si era nel 1997, la dottoressa Antonietta Gatti fece una scoperta all’apparenza banale ma che sta sconvolgendo certi aspetti della medicina.<br />
Se io ingerisco qualcosa di piccolo, piccolo come un granello invisibile di polvere, e questo granello è inorganico, solido e non biodegradabile, non è affatto vero che lo elimino come si era sempre creduto con un atto di fede mai messo alla prova dei fatti.<span id="more-510"></span><br />
Nei fatti, invece, questi granelli di dimensioni che vanno da qualche centesimo fino a qualche milionesimo di millimetro ce li ritroviamo, magari non tutti ma di sicuro in parte, imprigionati nei nostri tessuti. Il passaggio è semplice e rapido: dall’apparato digerente al sangue e da lì a tutti gli organi. Non essendo capaci di eliminarli, i nostri tessuti isolano quei corpi estranei formandovi intorno un altro tessuto chiamato ‘di granulazione’, un tessuto infiammatorio che non guarisce e che ha probabilità tutt’altro che remote di trasformarsi in un cancro.<br />
Ma queste formazioni passano anche da madre a feto dove provocano malformazioni o, quando sono ancora nel sangue, nei soggetti particolarmente predisposti che non sono rari, innesca la formazione di trombi, cioè di coaguli liberi di correre all’interno dei vasi. Senza voler spaventare nessuno, si tratta di un fenomeno cui prestare attenzione. L’origine di queste particelle così insidiose può essere naturale: eruzioni vulcaniche o polveri da incendi boschivi, per esempio. Ma quel tipo di particolato pone pochi problemi a livello di salute, e questo perché quelle polveri sono relativamente scarse e sono relativamente grossolane. E più la polvere è grossa, meno facilmente valica la barriera gastro-intestinale e penetra all’interno dei nostri tessuti. Il problema sono le polveri antropiche, vale a dire quelle prodotte dalle attività umane, specie quelle ad alta temperatura, perché più la temperatura è alta e più fini sono le particelle. Motori a scoppio, industrie varie, inceneritori… Ma come starne alla larga?</p>
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		<title>Le salviette rinfrescanti</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 10:52:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Matteo Giannattasio]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><div><a href="http://www.valorealimentare.it/nuovi-abbonamenti-2011/"><img src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/themes/marsiaj/img/valore366-2e-3.jpg" alt="Promo Natale Abbonamenti" title="Abbonati Ora a Valore Alimentare Magazine"></a></div></p>
Appena l’aereo è in quota, l’assistente di volo si premura di darci una bustina che contiene una salvietta dal dichiarato ma improbabile potere rinfrescante (refreshing towel si può leggere a chiare lettere sulla bustina che la contiene). In effetti si dovrebbe chiamare più propriamente salvietta sgrassante/disinfettante perché, a parte qualche molecola di sintesi che evoca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div><a href="http://www.valorealimentare.it/nuovi-abbonamenti-2011/"><img src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/themes/marsiaj/img/valore366-2e-3.jpg" alt="Promo Natale Abbonamenti" title="Abbonati Ora a Valore Alimentare Magazine"></a></div></p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-507" title="maschera-gas" src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/uploads/2009/12/maschera-gas.jpg" alt="maschera-gas" width="270" height="95" />Appena l’aereo è in quota, l’assistente di volo si premura di darci una bustina che contiene una salvietta dal dichiarato ma improbabile potere rinfrescante (refreshing towel si può leggere a chiare lettere sulla bustina che la contiene). In effetti si dovrebbe chiamare più propriamente salvietta sgrassante/disinfettante perché, a parte qualche molecola di sintesi che evoca un profumo di scadente qualità, il liquido che impregna la carta non contiene altro che detergenti e antisettici. <span id="more-502"></span>Questi sono elencati sulla bustina (di norma in inglese) ma i caratteri sono così piccoli che si stenta a leggerli. Vale però la pena di fare uno sforzo visivo perché la salvietta potrebbe contenerne qualcuno che non è del tutto innocuo.</p>
<p>Seguitemi nella lettura:</p>
<p><strong>PPG-1-PEG-9 Lauryl Glycol Ether</strong>, un detergente di sintesi che può essere irritante per gli occhi e causare dermatiti allergiche da contatto. Ignota la biodegradabilità.<br />
<strong>Imidazolidinyl Urea</strong>, un derivato della formaldeide usato come conservante. Può causare dermatiti da contatto ed è ecotossico.<br />
<strong>Methylisothiazolinone e Methylchloroisothiazolinone</strong>, conservanti noti anche come Kathon. Causano dermatiti allergiche da contatto. Sono ecotossici.<br />
<strong>Phenoxyethanol, methyparaben, propylparaben</strong>, conservanti che possono dare dermatiti da contatto. Se ingeriti sono tossici per l’uomo e per gli animali.</p>
<p>Vi do un consiglio: se avete necessità di rinfrescarvi, basta bagnarvi la faccia con acqua fresca e per lavarvi le mani usate un buon sapone di Marsiglia (provvedete a fare questo in aeroporto prima di imbarcarvi). Così evitate rischi per la vostra salute e proteggete l’ambiente.</p>
<p>I dati sulla tossicità sono stati presi dai siti dell’U.S. National Toxicology Program (<a href="http://ntp.niehs.nih.gov/">ntp.niehs.nih.gov/</a>) e dell’U.S. National Institutes of Health, Household products database (<a href="http://householdproducts.nlm.nih.gov/">householdproducts.nlm.nih.gov</a>).</p>
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		<title>Perché la cipolla fa piangere?</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 10:44:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><div><a href="http://www.valorealimentare.it/nuovi-abbonamenti-2011/"><img src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/themes/marsiaj/img/valore366-2e-3.jpg" alt="Promo Natale Abbonamenti" title="Abbonati Ora a Valore Alimentare Magazine"></a></div></p>
La cipolla contiene le alliine, comprendenti diverse cisteine solforate che, quando si taglia la cipolla, si degradano per via enzimatica liberando sostanze volatili, tra cui S-ossido di (Z)-tiopropanale, che è irritante per gli occhi. A contatto con la lacrima, questo composto si idrolizza in propanolo, acido solforico e idrogeno solforato per cui la lacrimazione è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div><a href="http://www.valorealimentare.it/nuovi-abbonamenti-2011/"><img src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/themes/marsiaj/img/valore366-2e-3.jpg" alt="Promo Natale Abbonamenti" title="Abbonati Ora a Valore Alimentare Magazine"></a></div></p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-497" title="cipolle" src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/uploads/2009/12/cipolle1-199x300.jpg" alt="cipolle" width="199" height="300" />La cipolla contiene le alliine, comprendenti diverse cisteine solforate che, quando si taglia la cipolla, si degradano per via enzimatica liberando sostanze volatili, tra cui S-ossido di (Z)-tiopropanale, che è irritante per gli occhi.<br />
A contatto con la lacrima, questo composto si idrolizza in propanolo, acido solforico e idrogeno solforato per cui la lacrimazione è da considerare un mezzo escogitato dal nostro organismo per proteggersi dagli effetti irritanti di questa sostanza.<span id="more-493"></span></p>
<p>Per evitare di piangere si suole tagliare la cipolla tenendola immersa nell’acqua o sotto un filo di acqua corrente.<br />
Altre precauzioni che la tradizione tramanda sono:<br />
a) tenere la cipolla, prima di tagliarla, in frigorifero per 1 ora o in congelatore per 15 minuti;<br />
b) tenere un pezzo di pane tra i denti durante il taglio;<br />
c) utilizzare un coltello molto affilato, e, stando in piedi lontano il più possibile dalla cipolla che si sta tagliando;<br />
d) bagnare la cipolla prima di affettarla.</p>
<p>Provate questi metodi e fateci sapere quale funziona realmente.</p>
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		<title>I benefici dell&#8217;olio extravergine di oliva</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 14:40:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Qualità degli alimenti]]></category>
		<category><![CDATA[digeribilità]]></category>
		<category><![CDATA[grassi]]></category>
		<category><![CDATA[olio extravergine]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><div><a href="http://www.valorealimentare.it/nuovi-abbonamenti-2011/"><img src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/themes/marsiaj/img/valore366-2e-3.jpg" alt="Promo Natale Abbonamenti" title="Abbonati Ora a Valore Alimentare Magazine"></a></div></p>
per la nostra salute Un’alimentazione ricca di grassi animali (latte intero, burro, formaggi, uova, carni grasse) aumenta la quantità di colesterolo nel sangue, uno dei principali fattori di rischio delle malattie cardiovascolari. Gli oli vegetali hanno invece azione protettiva. In particolare l’olio extravergine di oliva ha, rispetto agli altri oli vegetali, maggiori effetti benefici. Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div><a href="http://www.valorealimentare.it/nuovi-abbonamenti-2011/"><img src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/themes/marsiaj/img/valore366-2e-3.jpg" alt="Promo Natale Abbonamenti" title="Abbonati Ora a Valore Alimentare Magazine"></a></div></p>
<h3><img class="alignright size-full wp-image-432" title="pane-olio-extravergine-oliva" src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/uploads/2009/12/pane-olio-extravergine-oliva.jpg" alt="pane-olio-extravergine-oliva" width="270" height="381" />per la nostra salute</h3>
<p>Un’alimentazione ricca di grassi animali (latte intero, burro, formaggi, uova, carni grasse) aumenta la quantità di colesterolo nel sangue, uno dei principali fattori di rischio delle malattie cardiovascolari. Gli oli vegetali hanno invece azione protettiva. In particolare l’olio extravergine di oliva ha, rispetto agli altri oli vegetali, maggiori effetti benefici.<span id="more-431"></span> Non solo per le sue caratteristiche ma anche perché è l’unico prodotto con la semplice pressione e lo schiacciamento del frutto, senza ulteriori processi di natura chimico-fisica come l’utilizzo di solventi per facilitarne l’estrazione come negli oli di semi convenzionali e nell’olio di sansa.</p>
<p>È da precisare inoltre che le condizioni di estrazione e di purificazione degli oli d’oliva bio sono senz’altro migliori rispetto al processo di raffinazione degli oli convenzionali. Inoltre gli oli di semi (anche quelli biologici) soprattutto se destinati a certe lavorazioni (utilizzo industriale per fritture, salse, maionese) vengono deodorati e in parte decolorati con trattamenti di vapore acqueo che portano via l’odore troppo intenso ma anche alcune altre sostanze preziose. La presenza di tocoferoli (vitamina E) e polifenoli conferiscono all’olio extravergine d’oliva un ruolo importante nell’attività antiossidante e antiradicalica, limitando l’invecchiamento cellulare.</p>
<h3>e la nostra digestione</h3>
<p>Una caratteristica che tutti possono apprezzare è sicuramente il particolare sapore che conferisce alle pietanze, aumentando l’appetibilità dei cibi e promuovendo gli stimoli secretori dell’apparato digerente così da indurre una migliore digeribilità. Gli alimenti preparati con olio extravergine d’oliva presentano una buona tolleranza gastrica ed intestinale. Infatti l’olio extravergine d’oliva protegge la mucosa ed evita gli effetti dell’ipercloridria, riducendo così i rischi di ulcere gastriche e duodenali; esercita inoltre un’azione lassativa, più efficace a digiuno, contribuisce a correggere la stipsi cronica, stimola la cistifellea. Ha inoltre effetto positivo contro la formazione di calcoli biliari, grazie all’attivazione del flusso biliare e all’aumento delle lipoproteine ad alta intensità (HDL). L’olio extravergine d’oliva è sempre stato considerato anche un medicinale, oltre che un elemento prezioso per la cosmesi e la protezione della pelle. Così i nostri nonni lo usavano per assicurare lucentezza e morbidezza ai capelli, per idratare la pelle troppo secca per il freddo, per curare le screpolature delle mani. Mi è capitato di vedere guarire presto bambini che non riuscivano a mangiare a causa di piccole ulcere in bocca di natura virale. È bastato semplicemente alimentarli con piccoli pezzetti di pane con olio extravergine d’oliva da agricoltura biologica (cura e nutrimento insieme).</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Proprietà dell&#8217;olio extravergine di oliva</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 14:27:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Da sempre accompagna i gesti e i rituali degli uomini, nutrimento ma anche sigillo nei momenti più significativi della religiosità, strumento prezioso per il benessere e la cura del corpo. La storia Già 8000 anni fa l’olivo veniva coltivato in Medio Oriente. I Fenici diffusero la sua cura in tutte le isole del Mediterraneo, dell’Africa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div><a href="http://www.valorealimentare.it/nuovi-abbonamenti-2011/"><img src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/themes/marsiaj/img/valore366-2e-3.jpg" alt="Promo Natale Abbonamenti" title="Abbonati Ora a Valore Alimentare Magazine"></a></div></p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-426" title="olio-extravergine-oliva" src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/uploads/2009/12/olio-extravergine-oliva.jpg" alt="olio-extravergine-oliva" width="270" height="332" />Da sempre accompagna i gesti e i rituali degli uomini, nutrimento ma anche sigillo nei momenti più significativi della religiosità, strumento prezioso per il benessere e la cura del corpo. <span id="more-425"></span></p>
<h3>La storia</h3>
<p>Già 8000 anni fa l’olivo veniva coltivato in Medio Oriente. I Fenici diffusero la sua cura in tutte le isole del Mediterraneo, dell’Africa e del Sud Europa. Con i Greci le coltivazioni di olivo divennero sempre più numerose, ma furono i Romani che provarono a riprodurlo in ogni territorio conquistato. Fin dall’inizio, l’olivo ed i suoi frutti sono stati presenti nella storia degli uomini sia nei riti sacri che nella vita quotidiana. L’olio viene usato non solo per arricchire gli alimenti di preziosi elementi nutritivi e di sapore, ma anche per la cura del corpo e della pelle.</p>
<h3>Che cos’è l’oliva?</h3>
<p>L&#8217;oliva dal punto di vista botanico è una drupa come lo sono la pesca, l’albicocca e la ciliegia. Nell’oliva non troviamo solo l’olio, presente in percentuali variabili tra il 13 ed il 22%, ma anche acqua ed altre sostanze. Dalla spremitura delle olive si ottiene pertanto una miscela di acqua e olio e, successivamente, attraverso un processo fisico di centrifugazione che sfrutta il diverso peso specifico dell’olio e dell’acqua, si ottiene questo prezioso alimento.</p>
<p><strong>Le sue proprietà</strong></p>
<p>L&#8217;olio extravergine di oliva è uno dei grassi più indicati per l’alimentazione non soltanto per il suo aroma e sapore, ma anche per l’insieme delle sue proprietà, tra le quali la sua composizione in acidi grassi monoinsaturi (soprattutto acido oleico) e una buona presenza di polinsaturi (linoleico, linolenico), anche se alcuni oli di semi come quello di girasole e di lino risultano più ricchi in acido linoleico e acido linolenico, gli ormai famosi omega 3 e omega 6. Contiene inoltre vitamina E, sostanza con effetto antiossidante, e provitamina A, con effetto protettivo per la salute (aiuta la pelle, la vista, influisce sulla fertilità e possiede proprietà immunostimolanti). Tutto questo se l’olio extravergine d’oliva è di buona, ottima qualità. Un olio extravergine di oliva mal prodotto e mal conservato presenta sicuramente un valore nutrizionale molto più limitato rispetto ad un buon olio.</p>
<p><strong>I pregi dell&#8217;olio da agricoltura biologica</strong></p>
<p>Anche per una coltura molto rustica come l’oliva, l’agricoltura convenzionale impiega spesso concimi per aumentare la produzione, disseccanti per facilitare la raccolta delle olive, insetticidi per combattere la “mosca delle olive”, molto temuta, che può portare in certe annate forti perdite di produzione e di qualità dell’olio. Alcuni insetticidi molto impiegati (esteri fosforici) si legano alle sostanze grasse dell’oliva e possono poi ritrovarsi nell’olio. Inoltre, poiché la pianta molto spesso è disposta in filari a confine dei vigneti, i trattamenti eseguiti sulla vite sia da vino che da tavola possono molto spesso poi ritrovarsi nell’olio. Ecco che allora questo alimento così prezioso può diventare veicolo di sostanze sicuramente dannose per la nostra salute (gli insetticidi organo fosforati sono ritenute causa di malattie degenerative del sistema nervoso umano). Da qui l’importanza dell’utilizzare olio extravergine di oliva da agricoltura biologica.</p>
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